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22:59 - mercoledì 08 febbraio 2012


Ubu re secondo Grock

Milano, 29 maggio 2006 - Un'icona del teatro contemporaneo, vero spartiacque tra naturalismo ottocentesco e simbolismo, Ubu re è spettacolo di culto, per ciò affrontato spesso con quel rispetto misto a timore reverenziale che forse contrasta proprio con la sua natura irriverente e sotto molti profili infantile. Che non sia dunque proprio l'approccio favolistico quello più appropriato a riproporre il testo scritto da Alfred Jarry, rappresentato per la prima volta presso il Theatre de l'Oeuvre di Parigi nel 1896?
Questo è l'approccio seguito dalla storica compagnia milanese Quelli di Grock, che propongono Ubu re al Teatro Leonardo di Milano dal 30 maggio al 25 giugno, nella riduzione e adattamento di Susanna Baccari e Claudio Orlandini. In scena, Pietro De Pascalis, Marco Oliva, Manola Vignato e Max Zatta, con le luci di Claudio Intropido e le musiche di Gipo Gurrado. Tenendo fede alla vocazione della compagnia - nata esattamente un trentennio fa - di percorrere a un tempo la strada della sperimentazione nella prosa, nel teatro di figura e in quello per ragazzi, investendo anche nella formazione attoriale, Carlo Sala ha curato scene e costumi con la collaborazione degli allievi dell'Accademia di Belle Arti di Brera.
Abnorme nelle dimensioni e nei propositi, bambinesco nelle pulsioni ma efferato e privo di ogni scrupolo nel perseguimento del potere, il personaggio di Padre Ubu è considerato il capofila di una nutrita schiera di «eroi» nient'affatto eroici che hanno popolato il teatro contemporaneo, ponendo l'opera di Jarry - che si compone di diversi capitoli di cui Ubu roi è il primo - alle radici di quel ramo della storia del teatro che si usa chiamare Teatro dell'assurdo. Così come i mostri immaginati dall'inventore della Patafisica sono ricchi di contraddizioni e stimoli caratteriali di segno spesso opposto, l'allestimento di Quelli di Grock punta ad affastellare oggetti su oggetti, un'accozzaglia quasi indistinguibile che richiama l'immagine di una discarica. Ma una discarica magica, dove poltrone, tavoli, sedie, ombrelli, scale e materiali riciclati non esitano a trasformarsi in troni, castelli, carri armati, grotte, colline da scalare, all'inseguimento del mito del possesso, che viene visualizzato sul pancione di Padre Ubu con una serie di cerchi concentrici, a indicare senza possibilità di errore, dove risieda l'unico vero motore di tutto il suo frenetico e dittatoriale agire. (e.f.)
Nella foto, un momento dello spettacolo

(00:00 - 29 mag 2006)





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