Home > News> Testo di Rodrigo Garcia in anteprima a Civitanova
17:40 - venerd́ 10 febbraio 2012
Il bello degli animali è che ti vogliono bene senza chiedere niente, testo tipicamente controcorrente e provocatorio del regista spagnolo d'adozione Rodrigo Garcia, debutta martedì 16 dicembre al Teatro Cecchetti di Civitanova Marche in prima assoluta. La regia è di Massimo Di Michele, con Pier Giuseppe Di Tanno, Cristina Gardumi, Roberto Marinelli e Francesco Villano. Dopo Civitanova, lo spettacolo fa tappa il 18 dicembre al Cine Teatro Italia di Macerata.
La genesi dello spettacolo - prodotto da Ima®gini in collaborazione con Amat e Teatri di Civitanova - ha avuto luogo proprio nella località marchigiana, collocato nell'ambito del progetto Civitanova Casa del Teatro.
Nella pièce, tre uomini e una donna parlano di vita, morte e di quello che ci passa in mezzo. "Si conoscono? Sono amici? Perché si trovano nello stesso posto? Non si sa", scrivono Massimo Di Michele, Roberto Marinelli e Cristina Gardumi nelle note allo spettacolo - "il fiume dei loro discorsi sembra inarrestabile, al punto che ci si chiede se nasca da un effettivo desiderio di dire qualcosa agli altri o da un puro e semplice bisogno di parlare, di dare fiato a qualsiasi pensiero. Le conversazioni si snodano attraverso ogni argomento possibile: i soldi, il sesso, l'amicizia, la famiglia e tutte le relazioni umane, l'amore in primis, per se stessi e per gli altri, gli animali, la malattia e la morte. A tratti il fiume li avvolge e finisce per chiuderli in loro stessi, trasformandoli in isole monologanti. In questi momenti rimane fortissima la sensazione che il loro desiderio di comunicare è in effetti un volersi comunicare, paragonabile a quello di quattro pazienti nel pieno di una seduta di terapia di gruppo: il luogo per eccellenza in cui si prescrive la strumentalizzazione dell'altro come unico mezzo per dialogare con sé stessi. Il bello del testo di Garcìa è che questo percorso umanissimo attraverso la società di oggi e le sue varie malattie viene portato avanti in modo accuratamente chirurgico, sì, ma sempre ironico corrosivo e dissacrante. I miti contemporanei vengono messi alla gogna analizzati con un coltello in una mano e una piuma nell'altra, ferendo e divertendo al tempo stesso. Portando a galla domande inevitabili a cui è ancora troppo difficile dare una risposta. La più pressante: fino a che punto siamo consapevoli di mentire costantemente a noi stessi?"
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