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05:29 - giovedì 11 marzo 2010


I vincitori del Premio Scenario e Ustica 2009

Provengono e si ispirano a storie di confine gli spettacoli vincitori del Premio Scenario e del Premio Ustica 2009, assegnati domenica scorsa a Santarcarngelo di Romagna, al termine delle fasi finali. Ad aggiudicarsi il Premio Scenario 2009 è stata una compagnia di Bolzano, Codice Ivan (al secolo Anna Destefanis, Leonardo Mazzi e Benno Steinegger), con lo spettacolo Pink, Me & The Roses, una riflessione sul rapporto dell'uomo con la bellezza e l'espressione artistica. Il Premio Ustica, che l'associazione delle vittime della sciagura aerea ha voluto dedicare a testi impregnati di motivazioni civili e sociali, è andato a una giovane autrice e attrice di Monfalcone, Marta Cuscunà, che ha dedicato È bello vivere liberi! alla figura della staffetta partigiana Ondina Peteani, sua concittadina.

Assieme ai lavori premiati, andranno a comporre la tetralogia di Generazione Scenario 2009 - destinata a una tournée durante la prossima stagione teatrale - due ulteriori spettacoli selezionati dalla giuria presieduta da Renata Molinari fra i 18 progetti finalisti: si tratta di Tempesta, della compagnia Anagoor di Castelfranco Veneto e A tua immagine, di Davide Gorla, Enrico Ballardini e Giulia D'Imperio, tutti e tre di Varedo, alle porte di Milano. La varietà degli spettacoli presentati ha inoltre convinto i giurati ad attribuire una menzione speciale alla compagnia Imamama di PalermoImamamà di Roma per Come bestie che cercano bestie e a Baloon Performing Club di Torino per lo spettacolo Metropolis. Psicopatologie della vita quotidiana.

Di seguito, le motivazioni dello spettacolo vincitore del Premio Scenario e del Premio Ustica:

Pink, Me & The Roses di Codice Ivan.
Porsi una domanda sull'arte, mentre l'arte ci interroga sulla nostra irriducibile natura. Riflettere su cos'è che non procede mentre il decadimento non si ferma mai. Guardarsi sfiorire nel luogo della bellezza. E non sapere da dove cominciare. I giovani di Codice Ivan sembrano accedere al teatro da ingressi decentrati e disorientanti che, assunti in piena consapevolezza, offrono un'angolazione speciale allo sguardo, una libertà che dischiude le valvole del processo creativo fino al suo grado di immediatezza. Così, la favola antica sull'impossibile collaborazione fra la rana e lo scorpione apre la scena alle domande sul perché tutti i nostri tentativi di dialogo sembrino destinati all'insuccesso; e sul perché sia proprio il linguaggio a segnarne il fallimento. Ma forse c'è un fattore umano che può ribaltare le prospettive più scontate e tetragone. Bisogna riportare questo fattore sulla scena, magari a partire dallo spettatore. Così il palco svuotato, anziché mostrarsi come luogo di spopolamento, può farsi luogo dell'accoglienza.

È bello vivere liberi!Ispirato alla biografia di Ondina Peteani. Di Marta Cuscunà.
È bello vivere liberi restituisce il sapore di una resistenza vissuta al di fuori di ogni celebrazione o irrigidimento retorico. Resistenza personale, segnata dai tempi impetuosi di una giovinezza che è sfida, scelta e messa in gioco personale. Resistenza politica, dove la protagonista, Ondina, incontra la storia e la sua violenza. Resistenza poetica, all'orrore che avanza e annulla. Resistenza adolescente, che incontra il sangue, lo subisce, lo piange, ma continua ad affermare la necessità della felicità e dell'allegria anche nelle situazioni più estreme che Ondina vive. Ondina, di cui Marta Cuscunà ha ricercato le tracce attraverso un lavoro accurato sulle fonti storiche, dentro la memoria del proprio territorio e attraverso le parole di chi l'ha conosciuta. Spettacolo felicemente atipico, coniuga un fresco ed efficace lavoro di narrazione, attento ai piccoli gesti del quotidiano, a stupori di ragazza, con il mestiere del burattinaio, che riprende i propri personaggi, ne soffia via la polvere e li riconsegna, felicemente reinventati, a una comunicazione efficace, archetipica, popolare. In questa ricerca anche l'orrore del lager può essere raccontato, senza che lo spettacolo perda lo straordinario candore e la felicità nel racconto della storia che ancora siamo.

Www: Associazione Scenario

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(12:32 - 23 giu 2009)


I vostri commenti

batello scrive alle 15:54 - lun 29 giu 2009
Scusate, c'è un piccolo errore: la compagnia Imamamà non è di Palermo bensì di Roma

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Ha ragione, siamo stati tratti in errore da una comunicazione ufficiale imprecisa. La ringraziamo della segnalazione, l'abbiamo verificata e provvederemo alla correzione. Cordiali saluti. La redazione


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