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09:07 - giovedì 17 maggio 2012


Napoli Teatro Festival: alla fine, i numeri

Sono state 60mila le persone che hanno assistito, durante i 24 giorni di durata, agli spettacoli del Napoli Teatro Festival Italia, cui si aggiungono altre 12mila presenze alle iniziative collaterali: incontri, convegni, serate e workshop. La novità principale dell'edizione 2009 del NTFI, iniziato il 4 giugno e conclusosi domenica scorsa, è certamente l'introduzione della sezione Fringe, ispirata dall'omonima kermesse che si svolge in agosto a Edimburgo. E45, questo il suo nome, si rifà alla sigla del corridoio stradale internazionale che congiunge nord e sud Europa. Sono state 27 le compagnie coinvolte, andate in scena al Trianon Viviani, al Totò, alla Galleria Toledo e al Nuovo Teatro Nuovo. Fra gli ospiti della Fondazione Napoli Teatro Festival, presieduta da Rachele Furfaro, c'era anche Jonathan Mills, il direttore del festival scozzese, con il quale Renato Quaglia (direttore artistico del Ntfi), ha posto le basi di una futura collaborazione. Comincia dunque a delinearsi, in linea con la tabella di marcia, il progetto di elevare il festival italiano al livello dei principali eventi teatrali che si svolgono sul continente europeo.

I numeri complessivi della rassegna napoletana sono già imponenti, oltre che per durata e numero di spettatori, per la varietà delle proposte: gli oltre 3.000 artisti provenivano da 23 Paesi, dal Brasile al Giappone, da Israele al Pakistan, dalla Corea alla Polonia. 300 le testate nazionali che hanno parlato del festival e 180 quelle straniere che hanno coperto l'evento.

Ha trovato conferma la volontà degli organizzatori di dare vita a un festival che non si limita a mostrare ma produce e crea in proprio, valorizzando il più possibile il territorio in cui si svolge. Così, oltre ad aver portato il pubblico a spasso per vicoli e piazze, quest'anno persino il ventre cavo della città si è aperto al festival, assieme a luoghi ed architetture non nate per lo spettacolo ma adattate con intelligenza a un nuovo tipo di fruizione. A partire dal monumentale Real Albergo dei poveri, recentemente restaurato e divenuto una delle sedi primarie della manifestazione.

Su alcuni degli spettacoli più attraenti di questa edizione, ci ha pensato Renato Palazzi a fornire puntuali ragguagli - a cui vi rimandiamo a fondo pagina - ma val la pena di dare cenno anche dei progetti "collaterali" che il festival ha promosso. A partire dall'accordo produttivo pluriennale con il San Carlo, il Mercadante e il Trianon Viviani, con il quale il festival darà vita a una società di fund-raising e di co-marketing. Per documentare la storia del festival in tutti i suoi aspetti, è stato dato vita a Napoli Festival Imagine, una società di produzione e documentazione televisiva, frutto ancora una volta di una partnership tra la Fondazione Napoli Teatro Festival con il Teatro San Carlo. L'archivio fotografico, forte già oggi di 12mila scatti, è stato invece curato da quattro giovani diplomati dell'Accademia del Teatro alla Scala, coordinati da Luciano Romano.

Oltre a ospitare convegni e incontri fra gli operatori del settore teatrale, il festival ha tenuto a battesimo anche workshop con gli artisti e corsi di formazione, come la summer school promossa dalla Università Federico II con un ateneo palestinese, uno israeliano e uno tunisino. Prosegue inoltre l'enorme opera di digitalizzazione e catalogazione dell'archivio del Patalogo, l'annuario teatrale edito da Ubulibri, che ha messo a disposizione il suo ampio patrimonio di informazioni. E dal momento che il tema ambientale è ormai diventato essenziale in ogni grande avvenimento (a maggior ragione in una metropoli che non ha ancora risolto il suo problema coi rifiuti), fa piacere sapere che la Fondazione Campania dei Festival ha visto riconosciuto il suo Emas (il sistema di gestione dell'intera macchina del festival, che copre l'intero ciclo di produzione e lavoro), facendo propri i regolamenti europei in materia ed estendendoli alla rete di fornitori. Per chiudere, una nota sul cosiddetto "giro d'affari", elemento tutt'altro che secondario: sono stati circa 300 gli addetti all'allestimento delle strutture e all'accoglienza degli artisti e del pubblico, cui si sono aggiunti altrettanti dispensatori di servizi fra i più vari, oltre 200 dei quali facenti capo a società campane. Nei 25 giorni del festival, 48 fra alberghi, B&B, ostelli e case in affitto hanno potuto portarsi avanti con una stagione turistica che ci auguriamo piena di "sole e 'mmare". (e.f.)

Leggi le recensioni di Renato Palazzi:
Interiors di Matthew Lenton
Le città visibili di Giorgio Barberio Corsetti
Pièce noire di Enzo Moscato

(18:47 - 01 lug 2009)


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