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23:26 - mercoledì 23 maggio 2012


Gran parterre per il Mercante di Ronconi

È stato un debutto con tutti i crismi dell'ufficialità quello del Mercante di Venezia, nuova produzione del Piccolo di Milano, con la regia di Luca Ronconi, che torna a misurarsi con Shakespeare dopo il Sogno di una notte di mezza estate (recensione). Tolte le piume e i lustrini - che già, a dire il vero, non abbondavano - una "prima" non meno significativa della Carmen che ha inaugurato lunedì la stagione scaligera.

Simile anche per lunghezza - all'incirca tre ore e quaranta di spettacolo, giunto a quattro ore tonde con l'intervallo - la "prima" del Mercante ha visto riunita allo Strehler tutta la comunità artistica del Piccolo. Scusandoci naturalmente con chi non abbiamo visto, c'erano infatti Franco Branciaroli, Maddalena Crippa (reduce da una tappa del suo ultimo spettacolo dedicato a Gaber), Giulia Lazzarini, Ottavia Piccolo, Ferrucio Soleri (l'arlecchino dei record), Giancarlo Dettori, Anna Nogara, la poetessa Patrizia Valduga e la pattuglia dei critici meneghini al gran completo.

Lo spoglio palcoscenico, sfruttato in tutta la sua profondità, con la parete di fondo ben in vista, dipinta di un bianco cangiante con l'avvicendarsi dei toni freddi - spesso raggelanti - delle luci di AJ Weissbard, è dominato, diremmo ossessivamente pervaso, da enormi bilance e pesi di ogni foggia, mentre gli scarsi arredi, disposti con cura da Margherita Palli, scivolano sull'assito o più spesso spuntano lentamente da botole che si aprono e chiudono di continuo, facendo talvolta emergere o scomparire gli stessi personaggi. Una lunga feritoia nel palco riempita d'acqua, illumina di riflessi la grande parete di fondo: a essa è demandato il compito di evocare le calli veneziane.

I costumi, ideati da Ursula Patzak - per la prima volta al Piccolo con Ronconi - rispecchiano la netta cesura voluta dal regista fra i due mondi che si contrappongono nella commedia scespiriana: quello della realtà - Venezia - e quello della fabula, Belmonte. Austeri i primi, dalla foggia tardo ottocentesca, fluttuanti ed eterei i secondi. In un gioco di opposti - erotici, di genere, di religione - che sorregge la trama immortale dell'opera.

Lasciando a più qualificate note critiche un approfondimento dello spettacolo, ci pare più che opportuno citare almeno gli interpreti principali: Riccardo Bini che è Antonio, Fausto Russo Alesi (molto applaudito) che è Shylock, Elena Ghiaurov (Pozia), Ivan Alovisio (Bassanio), Sergio Leone (Graziano) e Bruna Rossi (Nerissa). (e.f.)

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(13:59 - 10 dic 2009)


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