Se ne è andato Giorgio Li Bassi, da tanti anni protagonista eccentrico e vitalissimo della scena palermitana. Cabarettista per natura, amante delle battute e della vita, ironico osservatore del mondo che lo circondava, Li Bassi era protagonista indiscusso del teatro comico palermitano. Chi l'ha conosciuto non dimenticherà quel suo sguardo aguzzo e ironico, con un'aria di perenne presa in giro di sé e del mondo.
Con Salvo Licata si fece notare, già negli anni Sessanta, dando voce ai versi antifascisti, in rima baciata, scritti dal poeta di strada Peppe Schiera: e resta impresso quel suo incipit «Sugnu Peppe Schiera e mi iccaru in galera» con cui spesso l'attore si identificava. Ma Li Bassi aveva vissuto una carriera fatta di marginalità e popolarità, anche grazie alle numerose presenze nelle televisioni locali, ad esempio con Gigi Burruano, poi al lavoro con Angelo Butera (Da grande voglio fare San Giuseppe e Mio fratello Garibaldi) e ancora con Raffaele Sabato, con cui animava il ristorante-teatro "Convento", in via Castellana Bandiera.
E non è un caso che Via Castellana Bandiera sia anche il titolo del romanzo scritto da Emma Dante: proprio la regista, infatti, aveva portato Li Bassi al confronto con uno dei ruoli più difficili e belli della sua carriera, quello del padre nell'aspro Mishelle di Sant'Oliva (recensione). Con questo spettacolo, Li Bassi dimostrò non solo la sua verve di attore d'istinto, comico devastante e irriverente, ma anche doti di raffinato interprete tragico. In Mishelle di Sant'Oliva, spettacolo che ha riscosso ovunque grande successo, Giorgio Li Bassi sfoggiava infatti con disinvolto orgoglio la sua smodata fisicità, non solo si muoveva con grazia coreografica ma soprattutto spaziava da un registro attorale all'altro, seguendo con maniacale cura il disegno registico della Dante.
Scomparso a 65 anni, per un ictus, nella sera del 16 febbraio, Li Bassi ha attraversato la scena con profonda leggerezza, lasciando in eredità la gioia di una passione condivisa. Ha regalato il suo sguardo e la sua arte senza reticenze e senza supponenza. Alla camera ardente, allestita nel teatro Don Orione, sono stati tantissimi i palermitani a voler tributare un ultimo applauso al "loro" Giorgio. (andrea porcheddu)
(11:45 - 18 feb 2010)
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