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23:13 - mercoledì 08 febbraio 2012


Leo De Berardinis: un maestro imprevisto

L'appuntamento è, ancora una volta, a Bologna, sotto l'egida del Dams. Lunedì 12, nel pomeriggio: l'occasione è la presentazione di un libro, in realtà quel che accade è un "ritrovarsi", per omaggiare due grandi uomini di teatro. Leo de Berardinis e Claudio Meldolesi. L'artista e lo storico.

Ci sono libri importanti: pubblicazioni che lasciano un segno al di là del passaparola, del successo commerciale, dei premi. Libri che sono case: vissute, abitate, spazi di incontro e riflessione. Uno di questi è, allora, La terza vita di Leo (Titivillus) curato con amore e intelligenza da Claudio Meldolesi con Angela Malfitano e Laura Mariani. Il volume è dedicato, creato, pensato sull'opera di de Berardinis, questo maestro "imprevisto" del Nuovo teatro italiano, dalla storia lunga e tragica.

Il primo Leo si era rivelato a fianco di Carmelo Bene, istaurando un sodalizio di vita e d'arte con la possente e irrequieta attrice Perla Peragallo; il secondo Leo, nei primi anni Settanta, aveva fatto esplodere il declino della ricerca teatrale romana, spostandosi a Marigliano, nell'hinterland napoletano oggi famoso per immondizie e camorre varie. Infine il terzo Leo, quello che raccontato nelle pagine di questo bellissimo libro. Il terzo Leo è quello bolognese: dall'83 al 2001 De Berardinis lavora nel capoluogo felsineo, fino a una operazione mal riuscita che lo ridusse in coma per sette lunghi anni.

Il teatro di Leo De Berardinis degli anni bolognesi sogna e fa sognare con Shakespeare e con Totò: affronta classici e Commedia dell'Arte, affonda nella bellezza terribile della poesia e non esita a mutarsi in pedagogia viva e continua. Ricorda Meldolesi che "Leo si trovò a dire alla sua compagnia: si può insegnare il teatro? Credo di no, io ho sempre cercato di insegnare la libertà". E al maestro non solo di scena guarda il volume: artefice globale, punto di riferimento intellettuale e morale, capace di influenzare tanti altri.

Questo libro è una casa anche per tutti coloro che si sono sentiti dolorosamente spiazzati dalla prematura scomparsa dell'attore e regista. La sua lezione resta memorabile per rigore morale e creativo: de Berardinis amava l'idea di azzeramento: "per ricominciare, con un occhio al teatro, pensando alla vita, alla società, alla politica, al gioco assurdo delle convenzione e del potere nella gestione della polis, quindi di ciò che aiuta a stare insieme con diritto e giustizia".

Laura Mariani, storica del teatro, in un affascinante confronto tra il regista e questo libro, afferma che la pubblicazione "con le sue molte, diverse voci, tenta di essere fedele alla sua diversità di uomo teatro: trasformando le memorie personali in contributi storici e viceversa, perché il ricordo diventi pensiero e il pensiero conservi le emozioni". A dar voce alle emozioni sono in tanti, chiamati i "cento testimoni": gli attori e le attrici che hanno lavorato con De Berardinis; poi i critici, gli studiosi e ancora altri artisti guida della scena italiana. Con una ricca sezione iconografica, la dettagliata teatrografia e con otto scritti dello stesso De Berardinis, La terza vita di Leo si pone dunque come una pietra miliare della storia recente italiana, teatrale e non solo. Anche perché il libro è una casa-memoria: Leo se n'è andato nel 2008; Perla, la sua storica compagna d'arte, era scomparsa nel 2007. E Claudio Meldolesi, una delle menti più vive e creative dell'Università italiana, si è spento nel 2009, lasciando questo sentito testamento intellettuale e spirituale.

Attraverso le pagine di un libro-casa si ritrovano anni di vita, di passioni, di lotte e idee, di creazioni e bellezza, di arte e di poesia. Scriveva Leo De Berardinis nel 1996: "Il teatro ha ben altra forza: la forza del suo linguaggio, che è poesia diretta (...) favorendo ogni possibilità di ampie connessioni di pensiero (...) c'è bisogno di un teatro vivo, che solleciti, negli attori e nel pubblico, almeno un vago desiderio di trasformazione positiva (...) di circolazione di un'arte che apra nuove prospettive critiche, evolutive e di convivenza". (andrea porcheddu)

(23:02 - 09 apr 2010)


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