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09:21 - giovedì 17 maggio 2012


Lirica: la protesta continua

Si è concluso con un nulla di fatto l'incontro di giovedì 6 maggio fra il ministro della cultura Sandro Bondi e i sindacati della lirica, in rivolta contro il decreto di riordino promulgato lo scorso 30 aprile. Lo stesso sottosegretario Francesco Giro ha definito il vertice "scoraggiante", togliendo margini a una trattativa che non è mai neppure ufficialmente cominciata.

In questo quadro, i sindacati hanno ribadito la loro contrarietà sia alla scelta del decreto legge come strumento normativo, sia a singole parti dello stesso, in particolare quelle che riguardano il blocco del turnover, i tagli agli integrativi e il cambiamento della procedura per il rinnovo del contratto nazionale, confermando la giornata di mobilitazione nazionale di lunedì 17 maggio all'Opera di Roma.

Si susseguono intanto gli scioperi, che hanno di fatto stravolto la programmazione di quasi tutti i teatri lirici italiani. Martedì 11 salta a Bologna la "prima" della Carmen di Bizet, con il sovrintendente Tutino (che è anche presidente dell'Anfols, associazione che rappresenta le fondazioni lirico-sinfoniche) sempre più ai ferri corti coi i lavoratori. Mercoledì 12 sarà la volta della "prima" della Vedova allegra di Lehàr al Teatro San Carlo di Napoli, quarto e ultimo titolo di una stagione lirica compressa a causa dei ben noti tagli. Giovedì 13 sarà poi la volta della "prima" de L'oro del Reno di Wagner alla Scala di Milano a essere colpita da sciopero. Una decisione assunta da tempo, che è stata in parte bilanciata dallo svolgimento di prove gratuite aperte al pubblico.

Proprio sulle modalità con le quali condurre una battaglia che si annuncia lunga (la conversione in legge del decreto Bondi deve avvenire a pena di decadenza entro 60 giorni dall'entrata in vigore), il fronte della lirica va interrogandosi da giorni. Prendono quota iniziative dirette a coinvolgere il pubblico, aprendo "finestre" di dialogo durante le repliche o facendo precedere gli scioperi da concerti e prove gratuiti (è accaduto appunto a Roma, Milano, Torino, accadrà a Bologna e in altre piazze).

A Firenze, dove la "prima" della Donna senza ombra di Strauss (recensione) è andata in scena alla presenza del Capo dello Stato Giorgio Napolitano grazie al senso di responsabilità degli artisti e delle maestranze, è stato lo stesso direttore Zubin Metha a scendere in piazza assieme ai lavoratori, dirigendo un concerto improvvisato all'aperto e invitando il pubblico nelle repliche successive a unirsi nella richiesta di regole condivise per una riforma della lirica che va comunque affrontata senza esitazioni. Lo stesso Metha - e con lui molti altri direttori che in questi giorni non hanno esitato a schierarsi con i loro orchestrali - ha però rivolto un invito al dialogo, affinché tutto non si esaurisca in uno sterile "muro contro muro".

Prove di dialogo istituzionale sono in corso già da qualche giorno a cura dei vertici della Fondazione Scala e dell'Accademia nazionale di Santa Cecilia per evitare che il decreto - se convertito in legge - si trasformi in una trappola che invece di favorire le due istituzioni inizialmente indicate come unici esempi di "teatri nazionali", vengano penalizzate da ulteriori tagli al personale e riduzioni di fondi. L'obiettivo di entrambe è ottenere regolamenti ad hoc che facciano rientrare dalla finestra la tanto auspicata "autonomia gestionale e organizzativa" che era uscita dalla porta nella formulazione definitiva del testo di legge, lasciando al suo posto un orizzonte alquanto indistinto.

A muoversi per proprio conto è anche la Fondazione del Teatro Petruzzelli di Bari, che ha riaperto i battenti solo pochi mesi fa a quasi un ventennio dal rogo che lo aveva distrutto. Il presidente della Fondazione, il sindaco di Bari Michele Emiliano, si è fatto latore di un appello bipartisan che è stato prontamente raccolto da diversi parlamentari pugliesi di maggioranza e opposizione. Lo scopo è in questo caso quello di introdurre una deroga al decreto, così da consentire alla Fondazione il completamento della costituzione degli organici, che per effetto dei vincoli introdotti dalle nuove norme rischierebbero di condurla in breve alla paralisi. Un timore paventato per ragioni diverse anche da altri sovrintendenti. (enzo fragassi)

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