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00:03 - giovedì 09 febbraio 2012


I dieci anni di Mai morti

"Quando scrissi questo testo mai e poi mai avrei previsto che sarebbe durato così a lungo e soprattutto che si sarebbe rivelato termometro di un paese incline a mai sopite e pericolose spinte di carattere razzista, xenofobo e fascista - più attuale oggi di allora." Così scrive Renato Sarti nelle note che accompagnano il decennale dal debutto di Mai morti, il monologo affidato a un nostalgico fascista della prima ora, che risale con linguaggio da ventennio il fiume carsico di una presenza inquietante e mai sopita del carattere nazionale.

"Mai morti - scrive ancora l'animatore del Teatro della Cooperativa di Milano, dove lo spettacolo sarà nuovamente in scena l'8, 9 e 10 luglio con lo stesso Sarti protagonista e il 13, 14 e 15 con il suo alter ego Bebo Storti - nato da un incubo personale rispetto al ritorno di certa destra, debuttò in forma breve a metà luglio del 2000 alla Maratona di Milano con un Bebo Storti straordinario. Il Teatro dell'Elfo lo produsse nel 2002. Il Piccolo Teatro nel 2003 ci onorò di ospitarci per tre settimane in quello che un tempo fu la sede della banda Muti, luogo di orrore e tortura. Poi centinaia di repliche in tutta Italia."

Già, il Piccolo e la banda del feroce Ettore Muti, due storie che si toccano: Strehler e Grassi, a guerra appena terminata, scelsero proprio il vecchio cinema bombardato, utilizzato dalle squadracce repubblichine per detenere e torturare i partigiani, come sede del loro teatro civico. Un simbolo senza dubbio potente del primato finale della ragione sulla cieca violenza.

Ma c'è anche un altro dato che spicca in questa notizia: il fatto che si senta il bisogno di ricordare il decennale di uno spettacolo teatrale (di quanti altri è accaduto, negli ultimi anni?), quasi avvertendone - almeno in chi lo ha generato e nel pubblico che lo ha fatto proprio - il bisogno di riaffermarne il valore e l'utilità, al netto di ogni possibile valutazione su scelte artistiche e modalità di rappresentazione. Per alcuni - pochi o molti non ha tanta importanza - quelle parole hanno evidentemente rappresentato uno spartiacque, perché hanno colto nella loro vita di ogni giorno, nelle cronache dei giornali e in televisione, gli echi di una minaccia non sopita ma neppure pienamente acclarata. Un ringhio perenne che agita le nostre coscienze, i cui rigurgiti non devono lasciare indifferenti. Mai. (enzo fragassi)

(18:43 - 30 giu 2010)


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