Uno degli spettacoli più attesi della stagione, Porcile di Pasolini, con la regia di Massimo Castri. Il testo, scritto di getto nel '66, come le altre sue cinque tragedie, è tra le opere più acri e paradossali del poeta friulano: protagonista è l'erede di una dinastia industriale compromessa col nazismo, un figlio che non vuole fare parte di quel mondo, se ne astrae, se ne chiama fuori, accoppiandosi metaforicamente coi maiali, dai quali alla fine verrà fatto a pezzi. Castri si accosta per la seconda volta al teatro di Pasolini: una decina d'anni fa, al Metastasio di Prato, ne aveva infatti già realizzato Orgia, trasformando il cruento rituale sadomasochista della coppia borghese che sta al centro dell'azione in una sottile, inquietante fiaba psicanalitica: anche Porcile, a quanto è dato di sapere, verrà interpretato come la storia di un ritorno all'infanzia, di una regressione verso un cupo universo fiabesco idealmente popolato di orchi e di lupi cattivi.
(Dai Consigli di Renato Palazzi su Delteatro.it)
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