Tra le varie piacevoli conferme che la nuova tournèe del Ballet Nacional de Cuba ha riservato al pubblico italiano, ce n'è anche una che ha un sapore dolce-amaro: la ripresa di Bodas de Sangre di Antonio Gades. Perché dolce amaro? Perché questa sintetica riduzione del dramma rusticano di Garcia Lorca, tradotta in danza nel vocabolario intenso e solenne del baile flamenco, se da un lato conferma il talento teatrale e coreografico di un artista singolare come il grande ballerino spagnolo, dall'altro suscita anche il rammarico per il fatto che Gades si sia limitato solo a poche, seppure eccellenti, incursioni nella coreografia drammatica e nell'invenzione di un teatro/danza sintetico e emozionale allo stesso tempo, nel quale l'idioma del flamenco - ma anche delle altre splendide danze etniche della penisola iberica - abbandona finalmente la patina edulcorata del folclore pittoresco e diventa veicolo di emozioni, tensioni e passioni vere e palpitanti.
Questo lavoro, che è datato 1974 e apre la celebre trilogia immortalata anche dai film di Carlos Saura (gli altri titoli sono Carmen e L' Amor Brujo) è infatti esemplare nel taglio svelto, asciutto eppure corposo, della narrazione degli eventi - Leonardo rapisce l'amata nel giorno delle sue nozze con un altro uomo, al quale non resterà che vendicarsi in un memorabile duello rusticano tutto sviluppato al ralenti - e nella psicologia dei personaggi, che Gades tratteggia sicuro nella loro sensualità carnale, arricchita dalle sinuosità del flamenco puro. Quello che poi affascina è l'amalgama del baile con altri linguaggi «popolari»,come le danze di sala (il paso doble della festa di nozze), o con la stilizzazione dei gesti quotidiani (dalla cavalcata degli uomini al duello). Da parte loro i ballerini cubani (tra i quali brilla, morbida, fresca, insinuante la sposa di Viengsay Valdés) danzano con una classe, un rigore e una intelligenza del movimento e dell'interpretazione che fanno onore alla loro scuola.
Così anche Carmen, che Alberto Alonso creò nel 1967 per Maya Plisetskaya su musiche di Bizet rielaborate da Schedrin e che Alicia Alonso fece poi immancabilmente sua, nonostante il gusto decisamente retrò, il «neoclassicismo» di forte impronta sovietica, i suoi tocchi simbolisti ed espressionisti ormai retrivi, così com'è danzato risulta un'ottima vetrina per la bella e sensuale Carmen di Laura Hormigòn e per i suoi uomini, soprattutto il Don Josè di Oscar Torrado e lo Zuniga di Javier Torres.
Inevitabile il successo della serata, trasformato in trionfo all'apparire in scena dell'indomita Alicia, che nonostante la cecità e l'età ormai veneranda, continua a tenere viva la leggenda del suo Balletto, tramandando la sua maestria alle più giovani generazioni.
di silvia poletti
(13:51 - 19 mag 2003)
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