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16:28 - venerd́ 10 febbraio 2012


Questa sera si recita a soggetto

Terza tappa della «trilogia del teatro nel teatro», Questa sera si recita a soggetto sviluppa il contrasto fra un gruppo di attori e il loro regista, l'effervescente dr. Hinkfuss, che vorrebbe abolire il copione e spingerli a improvvisare sulla trama di una breve novella pirandelliana. Come nei Sei personaggi in cerca d'autore, è questo truce scorcio meridionale - storia di una giovane un po' fatua costretta per il bene della famiglia a sposare un uomo gelosissimo che la segrega e le distrugge la vita - il vero centro di un dramma rappresentabile solo in quanto se ne mettono in discussione gli artifici della rappresentazione.

Massimo Castri, grande innovatore delle interpretazioni pirandelliane, ma sempre guardando alle opere più radicate nel ritratto di una società borghese, indagata specialmente nei vizi della coppia e della famiglia, affronta per la prima volta un testo così fortemente incentrato sui rapporti tra realtà e finzione: con arguzia, ma senza soffermarvisi troppo, egli attraversa le varie fasi di questa convulsa dialettica, le rimostranze degli attori, l'ira del pubblico, le vacue meraviglie scenotecniche di Hinkfuss, la rivolta della compagnia che lo caccia per recitare a suo modo il tormento di Mommina sequestrata e torturata dal marito.

Sarebbe tuttavia sbagliato pensare che questo sia il punto d'arrivo di una nuova riflessione sulla condizione femminile: con una trovata sorprendente, Castri anzi neppure mostra la morte della donna, ma la traspone in quella di Leonora, l'eroina del Trovatore che Mommina sta cantando per i figli, e il cui luttuoso finale le si materializza imprevedibilmente davanti in un trionfo di quinte di cartapesta e fondali dipinti. Fra le opposte posizioni del regista e degli attori, egli apre dunque un ulteriore punto di vista, ipotizzando che Pirandello colga qui un'eclisse del teatro in sé, sovrastato dall'invadenza del melodramma.

È una soluzione assai brillante del dualismo pirandelliano, la cui efficacia resta però a un livello quasi dimostrativo, senza autentici legami con la sofferenza cui vorrebbero approdare i personaggi. Così lo spettacolo, allestito al Teatro Biondo di Palermo, si rivela un prodotto di buon livello, ma come privo di un senso ultimo che ne illumini e ne motivi la realizzazione. Belle ma un po' pretestuose le scene di Maurizio Balò, pregevoli - seppur mantenute su un piano di elegante esercizio formale - le prove recitative di Valeria Moriconi, Manuela Mandracchia, Vittorio Franceschi, Alarico Salaroli, Sergio Romano.

di renato palazzi

(15:06 - 23 ott 2003)



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