delTeatro - arte,danza,opera
Baldini Castoldi Dalai editore

Path

Home > Recensioni> Note di cucina

15:21 - luned́ 21 maggio 2012


Note di cucina


Che effetto fanno i testi di Rodrigo García se vengono allestiti da altri, senza gli eccessi, senza le stralunate invenzioni visionarie dell'autore-regista-scenografo argentino trapiantato a Madrid? A tentare una risposta è Lorenzo Loris, che per primo in Italia ne affronta un'opera come fosse un copione qualsiasi, con attenzione ai toni della sua personalissima scrittura, ma senza troppe ansie di attenersi a un modello precostituito. È un'idea comunque interessante, che smuove l'orizzonte drammaturgico e consente di guardare a uno dei talenti più innovativi della scena contemporanea da inedite prospettive.

Rappresentato una decina d'anni fa dallo stesso García a Sesto Fiorentino, Note di cucina - come tutte le sue creazioni - non racconta una storia, non sviluppa un intreccio: presenta degli anonimi individui che maniacalmente parlano di sé, dei propri gusti e delle proprie ossessioni, in particolare quella per il cibo, assunto a emblema di una civiltà opulenta e consumistica. Le ricette di improbabili manicaretti, le interminabili elencazioni di qualunque cosa si presti a essere elencata, pugili, opere liriche, atti che una donna vorrebbe subire, sono improntate a un'acre comicità dietro la quale si affaccia però un feroce pessimismo.
La messinscena di Loris prova a conservarne l'arguzia umorale e risentita, l'ambigua mistura di astrazione poetica e abbandono trucemente qualunquistico, anche in un approccio che rinuncia alla fisicità tipica del teatro di García, schizzi di salse, colate di liquame sui disadorni corpi nudi dei protagonisti, insomma l'intero repertorio di quei suoi grotteschi inferni gastronomico-danteschi, per andare in una direzione in qualche modo opposta: senza tradirne lo spirito, raffredda tuttavia la visceralità di questo impatto, affida soprattutto ai video il compito di mostrare carni sanguinolente e bocche che si ingozzano.
Il risultato è un po' meno concitato, un po' meno mostruoso, un po' meno invadente, ma indubbiamente utile per cogliere in una prospettiva più distaccata la pungente efficacia di molti di questi monologhi, specialmente quello contro vezzi e vizi dei viaggi aerei, un piccolo capolavoro. Certo, gli attori non sono i trentenni rampanti e griffati per i quali l'autore li ha scritti: e se Mario Sala ha guizzi di assoluta genialità, da vero interprete ideale del mondo di García, Gigio Alberti non trova altrettanto facilmente la misura, ed Elena Callegari, in altri casi assai brava, stavolta sembra non capirci granché, e scivola in un incongruo intimismo.

di renato palazzi

(17:57 - 16 gen 2004)



VOTA LO SPETTACOLO

1| *

2| **

3| ***

4| ****

5 *****

Vuoi dire la tua?

Login

Non sei registrato? registrati

Voto utenti:8

Contenuti correlati



Le ultime recensioni

30/06/2011
Fine famiglia

28/06/2011
La modestia di Spregelburd

27/06/2011
Brilliant Corners

25/06/2011
Attila alla scala

24/06/2011
Povera gente

» archivio





Cerca nel sito

» ricerca avanzata


Login

Non sei registrato?
» registrati

Hai dimenticato la password?