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15:25 - luned́ 21 maggio 2012


Two 2 Three

Si può riempire un palcoscenico enorme soltanto con tre danzatori? È possibile sorprendere gli spettatori senza l'ausilio di opulenti scenografie, abbigliati con abiti di prova, illuminati con apparenti luci di servizio (ma che sapienza in quel light design)?
Il trio formato dai due fondatori del piccolo gruppo britannico George Piper Dances - William Trevitt e Michael Nunn - e la superstar Sylvie Guillem, in scena al Teatro Carlo Felice di Genova per il Festival internazionale del Balletto, hanno meravigliosamente dimostrato che sì, si può fare. Ovvero che quando c'è una grande intelligenza interpretativa; un' assoluta padronanza della propria gestualità e delle proprie dinamiche; un affiatamento con i partner che arriva a far sembrare il movimento dell'uno osmosi e sintesi di quello dell'altro non c'è bisogno poi di molto altro. Salvo, naturalmente un coreografo che sappia servirsi intelligentemente di tutto questo ben di Dio.

E Russell Maliphant -autore di tutti e tre i titoli proposti nella serata genovese (il duetto Torsion per Michael e William, Two , assolo scultoreo che esalta soprattutto le lunghe braccia di Sylvie e il terzetto Broken fall in prima nazionale) - è davvero un autore che riesce nel mirabile equilibrio di esaltare i danzatori esaltando soprattutto la sua visione di danza.

La quale nasce dalla fusione di tutte le tecniche coreutiche attuali (Maliphant, come del resto Trevitt e Nunn, è prodotto della classicissima Royal Ballet School, ma ha danzato con i DV8 e Michael Clark) e dei linguaggi e le discipline del corpo che appartengono alle più diverse culture - dal tai chi chuan alla capoeira, dallo yoga al kendo, all'indiana barata natham -, in un melting pot che non giustappone i codici ma li filtra, collega, amalgama e plasma in un'elaborazione di dinamiche che hanno come costante imprescindibile l'armonia e la bellezza del corpo in movimento. E questa è una delle prerogative che rendono particolarmente affascinanti le coreografie dell'autore londinese: il non abdicare mai al concetto del «bello ideale», pur nell'esplorazione delle potenzialità del fisico che coinvolge ogni parte del corpo e ogni livello di energia e velocità impressa ai muscoli e agli arti.

Esemplare in questo senso è il magnetico Torsion, nel quale Maliphant sembra esplicitare il suo credo compositivo che punta all'astrazione (ma nel senso filosofico, come quel procedimento che parte dal particolare per arrivare all'universale), cosicché partendo dall'idea fisica di «torsione», elabora un dialogo tra i due ballerini incuneati in lame di luce, che focalizzano il crescendo del movimento - avvolgente e rotatorio- dalle spirali delle mani e delle braccia alla testa, busto, gambe per prendere piede nello spazio: i due danzatori si contrappongono, si bilanciano i movimenti, l'uno assorbe quello dell'altro, ne irradia la forza e la fluidità in un pezzo di bravura bellissimo, salutato dal pubblico in modo trionfale.

Ancora più calorosa l'accoglienza di Broken fall nel quale Guillem, lunga treccia, shorts e ginocchiere, diventa il vertice fisico di un triangolo continuamente «sbilanciato», nel quale la verticalità è continuamente «frantumata» da perdite di equilibrio. Sylvie si fa «manipolare» dai partner, scende, sale, si getta nelle braccia di uno, scivola in quelle dell'altro, si lega in un nodo che impegna le forze di entrambi: eppure è sempre lei a tenere la danza, a diventare il motore di un gioco a tre audace e impegnativo, celebrante forza, energia e sincronismo, ma anche la consapevolezza della padronanza del proprio corpo.

Certo con questo Broken fall ancora una volta si conferma l'intelligenza irrequieta di un'artista, Guillem, costantemente pronta a nuove sfide tecniche e espressive. Ma per una volta ci sia consentito di spostare l'ago della bilancia su i suoi due eccellenti partner e Russell Maliphant: accanto alla certezza di avere ammirato una grande stella, sono loro in fondo le vere rivelazioni della bella serata genovese.

di silvia poletti

(15:52 - 30 lug 2004)



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