Uno spettacolo magnifico, destinato a durare nel ricordo. Quasi cinque ore di rappresentazione, anche d'impegno, ma che catturano lo spettatore grazie all'interesse del testo, che ha cent'anni, ma sembra scritto oggi, tanti sono i richiami all'attualità. Grazie alla genialità della regia di Ronconi e alla bravura di una compagnia quale raramente ci è dato di vedere sui nostri palcoscenici. Professor Bernhardi, scritto dal grande drammaturgo austriaco Arthur Schnitzler nel 1912, segna il ritorno del regista sui palcoscenici del Piccolo con una proposta provocatoria perché ribalta i luoghi comuni nei quali si tende a racchiudere il talento del nostro maggior regista.
In scena, infatti, non ci sono macchine a catturare la nostra attenzione ma uno spazio che cambia per ognuno dei cinque atti e che denota i diversi luoghi in cui la commedia si svolge con pochi oggetti scenici: per il resto Margherita Palli, che firma le belle, incisive scenografie citazioni di colori e quadri austriaci dell'epoca, racchiude la storia del professor Bernhardi - direttore di una clinica privata - in una lunga banda cinematografica, un film a tutto campo nel quale a contare è soprattutto la parola e l'incredibile lavoro degli attori che offrono a Ronconi non solo un'aderenza perfetta ai propri personaggi ma anche una «scenografia vivente» per le parole dell'autore.
Del resto quello che qui soprattutto interessa al regista tornato a Schnitzler a parecchi anni di distanza, dopo la messinscena di testi come Al pappagallo verde, La contessina Mizzi e la stupenda Commedia della seduzione, è mettersi al servizio di un talento drammaturgico che soprattutto in questo testo, per la prima volta presentato in Italia, rivela - sono sue parole - «un talento e un'abilità sorprendenti» non solo nella capacità di costruire i dialoghi ma anche nella profondità dello sguardo che sa gettare negli abissi dell'animo umano, dibattuto come non mai nel contrasto fra l'individuale e l'universale. Riflessioni che Ronconi non fa astrattamente ma sviluppa nel concreto per arrivare al cuore di un testo che è anche «politico» non per partito preso ideologico o didattico, ma in quanto riguarda la vita qui ed ora colta anche nella sua profonda crisi dentro una società corrotta e corruttibile.
Professor Bernhardi pone uno accanto all'altro grandi temi come l'antisemitismo di cui coglie l'affermarsi verminoso (Schnitzler era ebreo e anche medico), le invidie che allignavano allora come oggi nel mondo sanitario, la profonda corruzione della vita politica (con battute che hanno un risvolto incredibile nell'attualità come quando il ministro della pubblica istruzione Flint si lamenta di essere costretto a rivolgersi al Parlamento per poter legiferare: risate e applausi del pubblico a scena aperta), la contrapposizione fra progressisti e reazionari... Sullo sfondo c'è una storia che mette in moto la macchina degli odi e dell'ingiustizia e che parte da una giovane donna che sta per morire d'infezione dopo un aborto clandestino e alla quale il professor Bernhardi vuole regalare una morte serena negando a un parroco chiamato da un'infermiera la possibilità di somministrarle l'estrema unzione. Da questo fatto avrà origine l'accusa di vilipendio alla religione che porterà Bernhardi in prigione e che darà la possibilità ai medici che gli sono nemici nella sua clinica di pensare di affossarlo definitivamente, anche se il nuovo ministro della Cultura e della Pubblica istruzione, un tempo medico, gli è amico fin dai tempi degli studi. Poi l'accusa cadrà e il professore sarà portato in trionfo da quegli stessi che l'avevano prima condannato: tutto sembra tornare come prima anche se il relativismo di Schnitzler ci salva dalla commedia a tesi e perfino dalla commedia a lieto fine, dal momento che la ragione e il torto non stanno mai tutti da uno stessa parte e che nessuno, tanto meno Bernhardi, è perfetto.
Magnifica la direzione degli attori, che indossano i costumi di Gianluca Sbicca e di Simone Valsecchi, dove spicca la memorabile interpretazione di Massimo De Francovich che è un Bernhardi che possiede l'autorità del potere ma anche il dubbio e l'inquietudine di un uomo tormentato di fronte al mistero dell'esistenza. Accanto a lui Massimo Popolizio nel ruolo del ministro costruisce una formidabile maschera del potere e Giovanni Crippa e Riccardo Bini sono perfidi quanto basta nel ruolo dei professori nemici di Bernhardi mentre Massimo De Rossi presenta il risvolto grottesco della politica e al sensibile Gianluigi Fogacci tocca la difficile caratterizzazione del parroco; ma anche tutti gli altri interpreti fra i quali ventidue attori maschi e una sola donna (l'infermiera interpretata da Erika Urban) sarebbero da menzionare in questo spettacolo di levatura europea. Da ricordare.
di maria grazia gregori
(23:30 - 26 gen 2005)
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