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23:25 - mercoledì 08 febbraio 2012


La ragazza Carla

«Perché non mangi / adesso che lavori ne hai diritto»... Era l'Italia del ‘48, l'Italia che cercava «l'impiego», magari a «26mila con la contingenza», dopo la scuola serale di dattilografia. Racconta questa Italia, quel bellissimo poema che è La ragazza Carla, scritto tra il 1954 e il 1957 da uno dei maggiori poeti italiani del Novecento, Elio Pagliarani.

Italia che pulsava all'ombra del Duomo, affamata e speranzosa, timida e ossequiosa, ancora provincia, ancora impastata di campagna e di terra, di quella che Bianciardi avrebbe chiamato «vita agra». C'è questo mondo, cantato in una lingua nettissima, adamantina, di grande potenza e bellezza proprio per i momenti di candore, di ritrosia, e subito esplosiva e profetica, turbinosa e avvolgente: la storia della ragazza Carla, appena diciassettenne, alle prese con il primo lavoro e il primo amore, con un affacciarsi alla vita impacciato e sprovveduto, ma anche la storia di una nazione, di una città, di tanta gente che si svegliava a nuova vita dopo le ingiurie della Guerra. La povertà, sempre l'eterna povertà, la dignità, la rabbia, il disincanto, l'ironia e la comprensione: ecco cosa c'è tra le righe del poema di Elio Pagliarani. E tutto questo arriva, superbamente e semplicemente in scena, grazie ad uno spettacolo diretto con tocco nitido da Cristina Pezzoli e magistralmente interpretato da Carla Chiarelli.

Sola in scena, un leggio in disparte, una vecchia macchina da scrivere in terra, Chiarelli dice, esplora il testo in tutta la sua complessità: si fa portavoce del Poeta, lasciando solo a tratti il campo aperto ad una lieve «immedesimazione» e colorando qua e là con un'eco di milanesità greve, popolare. Scandita da un semplice schiocco delle dita, che dividono una «stanza» dalla successiva, la scrittura di Pagliarani ne esce in tutta la sua bellezza, e la storia - la vita qualunque di una ragazza che teme il vuoto domenicale - di un'Italia com'era, di sogni infranti perché temuti, avvolge lo spettatore regalando più di un sorriso.

Ed il canto di Enzo Jannacci, che ha voluto creare dei brani originali per l'occasione, serve a connotare ancora di più quella Milano descritta da Pagliarani: in autunno, dichiara la regista, lo spettacolo diventerà una sorta di «operina» contemporanea, orchestrata da Paolo Jannacci. Un canto amaro, eppure dolcissimo, commovente nella sua compattezza: prova da grande attore (attrice, nel caso della Chiarelli), in un teatro di poesia che, come in questa occasione, muta il lirismo del verso poetico in un affresco sulla condizione umana. E mentre si attende la pubblicazione dell'opera poetica di Elio Pagliarani, curata con acume da Andrea Cortellessa, questo La ragazza Carla dà nuova voce a un'Italia, che - nel disinteresse dei più - sta perdendo i suoi poeti e la sua lingua...

di andrea porcheddu

(10:46 - 22 mar 2005)



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