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23:27 - mercoledì 08 febbraio 2012


Michele Strogoff

Forse non c'è modo migliore di ricordare il centenario della morte di Jules Verne che con uno spettacolo come questo, della Compagnia Marionettistica Carlo Colla e Figli: un omaggio molto più riuscito, per esempio, della tanto strombazzata mostra dedicata al mondo scientifico e fantastico dell'autore francese «in scena» a Parigi al Museo della Marina.

Attraverso l'incanto delle celebri marionette dei Colla, supportate dalle bellissime scenografie di Franco Citterio, infatti, un romanzo d'avventura come Michele Strogoff, frequentato più volte dal cinema, acquista un coinvolgente tocco fiabesco pur conservando intatta la morale della storia raccontata da Verne: l'edificante coraggio di un giovane uomo, corriere dello zar, impegnato - nel difficile momento della rivolta dei Tartari guidati da Ivan Ogareff - nella missione, all'apparenza impossibile (i fili del telegrafo sono stati tagliati), di portare nella lontanissima Irtursk, capitale della Siberia dove sta il granduca, un messaggio con i piani segreti. Per compiere il suo dovere, Strogoff, che viaggia sotto falso nome, non si ferma di fronte a nessun pericolo, a nessuna difficoltà e neppure, vista la segretezza della sua missione, fino a scegliere di non incontrare l'amatissima madre per non tradirsi.

Le sue peripezie sono infinite: ferito, in fuga, prigioniero, accecato con un atto di crudeltà estrema, in corsa sui ghiacci aiutato dalla giovane Nadia, incontrata nel suo viaggio. Fino alla conclusione della missione, allo smascheramento del traditore e al lieto fine con matrimonio. Perché Strogoff non è mai stato cieco: le lacrime versate per sua madre, che ha rischiato la vita per non tradirlo, gli hanno protetto gli occhi.

Quello che però affascina nel romanzo e anche nello spettacolo è la scelta di costruire la storia non solo sulla volontà di portare avanti, costi quel che costi, la propria missione, quanto sul tema del viaggio vissuto come possibilità di crescita psicologica e di conoscenza. Certo Verne non dimentica di essere Verne neppure per un attimo e applica la sua fede positivistica facendo viaggiare i protagonisti e noi con loro con tutti i mezzi di comunicazione dell'epoca: dal treno al battello, dalle teleghe ai tarentass, dai blocchi di ghiaccio in movimento sul fiume, al battello e alla zattera. E ci racconta anche i miracoli del telegrafo e l'importanza della stampa che in diretta, attraverso un giornalista francese e uno inglese, segue da vicino gli eventi di quel continente sostanzialmente misterioso che è la grande Russia.

Tutto ciò esalta la straordinaria bravura, peraltro conosciuta in tutto il mondo, dei Colla nel raccontare attraverso i movimenti della marionette e la voci fuori campo le avventure di Strogoff, nel costruirgli attorno un ambiente in movimento e intriganti scene d'insieme, quando i protagonisti si mescolano ai cavalli, la pioggia a un orso che vuole farsi un pasto dei nostri eroi, le acque del fiume a due lupi affamati... Uno spettacolo da vedere: fiabesco, divertente e perfino ironico.

di maria grazia gregori

(01:13 - 21 apr 2005)



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