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15:31 - luned́ 21 maggio 2012


«Sterminio» e «Scherzo»


Sterminio dell'inquieto autore austriaco Werner Schwab - morto nel '94 di overdose alcolica, forse l'ultimo vero «maledetto» della scena odierna - raffigura la cupa violenza dei rapporti umani scrutandola nelle stanze di un emblematico condominio: gli atroci scontri verbali tra la signora Verme e il figlio storpio, il pomposo signor Kovacic disprezzato dalle figlie, e al centro la perfida signora Cazzafuoco (una nerissima Ermanna Montanari) che spinta da una truce arroganza intellettuale li uccide tutti durante una festa di compleanno. Ma ancora più feroce è l'idilliaco finale, in cui morti e vivi appaiono fianco a fianco come se nulla fosse accaduto, simboli dell'ipocrisia e del perbenismo dominante.

Marco Martinelli ha allestito il testo a Ravenna, quale prima parte di un incalzante «dittico» sul Male nel mondo contemporaneo. Lo ha allestito, assai opportunamente, fuori dal palcoscenico, in una sorta di bunker scuro e soffocante in cui l'asprezza dell'azione è accentuata dal fatto che gli attori e gli spettatori (una ventina per volta) si trovano fisicamente a pochi passi di distanza. Il soffitto basso, i personaggi che affiorano da una sinistra penombra sembrano sottolineare l'opprimente crudeltà della situazione. Ma il regista, fra le pieghe di una scrittura di bruciante densità, riesce anche a portare in luce una strana, imprevedibile tenerezza.

A questa pièce in qualche modo incentrata su orrori individuali e degenerazioni della famiglia, Martinelli accosta e contrappone un'altra vicenda che egli stesso ha tratto da una farsa ottocentesca del tedesco Christian Dietrich Grabbe, e che punta invece su scenari globali e più esplicitamente politici: la storia, immaginata da Grabbe, del diavoletto che cade sulla Terra, si intreccia infatti con l'immagine tutta metaforica e allusiva di un'ipotetica azienda dei nostri giorni, guidata da una spietata figura femminile che non a caso si chiama Condolcezza, dedita alla gestione di bordelli thailandesi e a traffici di ragazzine in valigia.

I due spettacoli concatenati procedono sul filo di umori a volte affini, a volte divergenti, lasciando prevalere ora i toni beffardi, ora un oscuro senso di minaccia: attraverso il confronto fra le diverse chiavi di lettura, attraverso l'accumularsi di invenzioni dall'uno all'altro - i viluppi di corpi negli appartamenti di Schwab, le Lolite in divisa da Giovani Italiane trasportate nel bagaglio a mano, le teste di animali impagliati - si crea l'affresco di una società corrotta, priva di ogni scrupolo morale, dove è lasciato al giudizio del pubblico stabilire se causano più guasti le piccole mostruosità domestiche o le efferatezze su scala planetaria.

(29 novembre 2006)

di renato palazzi

(17:22 - 29 nov 2005)



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