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22:04 - mercoledì 08 febbraio 2012


Voce Sola

Presentato la scorsa estate in forma parziale al Festival di Santarcangelo, ha ora debuttato a Milano in veste definitiva Voce sola, singolare partitura verbale per coro e attore-cantante solista scritta da Cristian Ceresoli ed eseguita da Antonio Pizzicato: quest'ultimo - già efficacissimo cantante -narratore nel Romeo & Juliet di Gabriele Vacis, nonché assistente e collaboratore in tante messinscene del regista piemontese - è la voce solista che dice, recita, intona le parole del testo, ma è anche il coro, grazie a un sofisticato sistema di registrazione che ne moltiplica il canto di sottofondo in una sorta di suggestiva orchestrazione polifonica.

Qual è l'argomento di Voce sola? Al di là della sua ambigua accezione tecnica, il titolo la dice lunga, perché il tema della solitudine di fronte all'enigma della vita è centrale in questa incandescente operina «in quattro parti, due intermezzi e un finale incomprensibile», come la definiscono gli autori: ma è una solitudine che passa attraverso il mito di Edipo, un Edipo calato in un odierno contesto metropolitano funestato da simboliche pestilenze, fra telegiornali e prezzi in aumento, dove spinti da una folla bisognosa di eroi i figli uccidono i padri che hanno tentato a loro volta di ucciderli, nell'infinita catena dei cicli generazionali.

Questa storia all'apparenza sempre nuova, ma in realtà eterna e immutabile, è evocata in un poemetto che mescola senza sosta gli stili, le lingue, le cadenze metriche, che passa con disinvoltura dal napoletano all'inglese e persino al latino della messa, che alterna di continuo strofette infantili - «Chiaro illustre pio santone / io ve l'chiedo con le buone... / Ma se tosto non parlate / riempirovvi di mazzate» - - a settenari e ad elaborati alessandrini, e addirittura a citazioni delle terzine dantesche: «così ch'ei vien tra la perduta gente / che in piazza invoca e clama un salvatore: / un uom che della vita temerario / affronti e vinca il mostro l'uccisore».

Alla stratificazione della scrittura fa riscontro un impasto sonoro che passa ininterrottamente dal folk al gospel alla canzone melodica partenopea. In questo intreccio di modelli è bravissimo il giovane Pizzicato, che senza musica d'accompagnamento - ma sostenuto unicamente dalla sua stessa voce, sdoppiata e rimandata dal computer - gioca coi ritmi e le intonazioni, sussurra, declama, si lancia in repentini recitarcantando, si abbandona apertamente all'andamento di quei song stralunati, in uno sfoggio di duttilità espressiva che però non ha nulla di gratuitamente virtuosistico, e resta anzi sempre sul filo di un'ironia sottilmente disperata.

(8 maggio 2006)

di renato palazzi

(17:41 - 09 mag 2006)



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