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15:33 - luned́ 21 maggio 2012


Atenaide di Vivaldi


Bisogna ammettere che l'estate lirica italiana ha del miracoloso. Nonostante i vergognosi tagli del Fus operati con la scorsa Finanziaria, gli operatori e imprenditori hanno dimostrato di saper trovare risorse per mettere in piedi spettacoli di grande livello. Ho già parlato precedentemente delle due opere viste al festival di Martina Franca (Paisiello con I giochi di Agrigento e la straordinaria sorpreso dell'Idomeneo di Mozart/Strauss).

Un'altra gradita sorpresa arriva dal Festival Opera Barga, nel delizioso Teatro dei Differenti, riaperto nel 1998, dove ho avuto l'occasione di vedere un'altra rarità, un'opera di Vivaldi mai eseguita fino a quest'anno per oltre due secoli (fu infatti rappresentata al Teatro della Pergola di Firenze nel 1729). Si tratta dell'Atenaide, il cui testo è di un celeberrimo librettista, Apostolo Zeno. L'opera in realtà, allestita in collaborazione all'Associazione Maggio Fiorentino Formazione, era già stata data il maggio scorso alla Pergola (20, 21 maggio), ma è in questo festival comunque che l'idea è nata e in questa città e nel suo teatro che andava vista.

Permettetemi una divagazione: Barga, una trentina di chilometri da Lucca, non è facilissima da raggiungere: è un vantaggio, perché la preserva dall'orda turistica che per altro non potrebbe neppure reggere: un turismo d'altri tempi, molti inglesi e francesi, ristoranti e caffè con prezzi umani e personale gentilissimo; paesaggi stupendi sui boschi della Garfagnana e strade silenziose, ancora pascoliane (ricordate? L'ora di Barga: «Dal mio cantuccio donde non sento...)»; insomma una cittadina deliziosa e un'organizzazione del festival perfetta. E voglio ricordare la gentilezza e l'efficienza dell'ufficio stampa, di Laura Zanacchi.

Atenaide è dal punto di vista del libretto è un pasticcio protobizantino, che l'abilità di Apostolo Zeno versifica in modo piacevole, e non tento neppure di riassumerla. Mi limiterò a dire che Atenaide è un personaggio storico, figlia del filosofo ateniese Leonzio (nel libretto Leontino) e sposa dell'imperatore di Costantinopoli Teodosio II (408-450 d.C.). Battezzata divenne Eudocia (nel libretto Eudossa). Perché Atenaide fugga da Atene, per non sposarsi col perfido Varane e come si sposi poi con l'imperatore, dopo varie complicate vicende e arie, è cosa che si può fare a meno di seguire, talmente l'opera barocca riduce tutto a una sequela di arie.

Quindi più meritevole ancora mi è apparso l'impianto scenografico e i costumi e i pennacchi davvero bellissimi, del regista Massimo Gasparon, che, rifuggendo da ogni tentativo di attualizzazione, accentua, per non dire esaspera la gestualità barocca, con soluzioni di movimenti e di luci ben dosate ma efficacissime, pur nella penuria dello spazio e dei mezzi: a dimostrazione di come, quanto c'è l'intelligenza e il gusto (e l'insegnamento di Pizzi), c'è tutto. Del resto di Gasperon avevo già visto un Orfeo a Pavia e sopratutto una splendida e suntuosa Francesca da Rimini di Zandonai allo Sferisterio di Macerata nel 2004.

Forse anche con un eccesso di entusiasmo, con tempi troppo sostenuti e veementi l'ha diretta Federico Maria Sardelli, con la sua orchestra Barocca Modo Antiquo. Sardelli è un artista polivalente (è compositore, flautista, musicologo) che dimostra però di conoscere bene la materia, da come riesce a secondare la vocalità dei cantanti e frenare l'ardore nei momenti più liricamente espressivi. Quanto ai cantanti, la bravura di Elena Cecchi Fedi, nel ruolo di Atenaide, era assecondata da quella composta di Anicio Zorzi Giustiniani, un convincente padre (Leontino). Ma vanno ugualmente ricordati il bravo Raffaele D'Ascanio (Probo) e la vocalità di notevole efficacia di Julija Samsonova (Teodosio), di Romina Tomasoni (Pulcheria), di Sara Allegretta (Marziano) e infine della valente Anna Tobella nel perfido ruolo di Varane.

di piero gelli

(18:30 - 25 ago 2006)



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