delTeatro - arte,danza,opera
Baldini Castoldi Dalai editore

Path

Home > Recensioni> Exquisite pain

15:33 - luned́ 21 maggio 2012


Exquisite pain


Vi siete mai chiesti che impressione faccia sentirsi descrivere la triste fine di un'importante storia d'amore per circa un centinaio di volte, praticamente con le stesse identiche parole, soltanto con una serie di minuscole varianti nel tono del racconto o nella scelta dei dettagli? Sophie Calle, fotografa e artista concettuale francese col gusto della creazione spiazzante, investita da una squassante esperienza sentimentale l'ha messa al centro di un singolare romanzo in cui il ripetersi della confessione personale si alterna - quasi a esorcizzarla - coi resoconti di altri tipi di lutti o dispiaceri che l'autrice ha chiesto di esporre ad amici e conoscenti.

Il gruppo inglese Forced Entertainment, una formazione dall'aguzza vocazione sperimentale, ha scelto di lavorare proprio su questo testo dal taglio dichiaratamente e persino sfrontatamente minimalista per ricavarne uno spettacolo fatto praticamente di nulla, due attori, due tavoli allineati e quell'impassibile accumularsi di casi atroci o stravaganti, suicidi, morti improvvise, incidenti legati a coincidenze sorprendenti, il tutto posto in contrapposizione con l'insistente resoconto del crudele addio. La singolare proposta figurava tra gli appuntamenti più interessanti del Festival di Santarcangelo da poco concluso.

Dunque, da un lato c'era una brava attrice che all'inizio di ogni sequenza ricominciava a enunciare, come per la prima volta, la storia di una borsa di studio per un soggiorno di due mesi in Giappone, di un amante più anziano, contrario alla partenza, che le dà appuntamento in India al termine del periodo di separazione, della sua telefonata all'ultimo momento per annunciare che ha conosciuto un'altra donna e non si presenterà all'atteso incontro. Accanto, un attore dai modi non meno suadenti evocava al proprio turno - con fare ugualmente compreso - ricordi lontani di feti malformati, di padri agonizzanti, di bambini tragicamente perduti.

L'insensato viaggio nell'angoscia e nel rimpianto, protratto per oltre due ore, vuole ovviamente suscitare un effetto ossessivo che si fa a tratti quasi insopportabile. Ma nel rapporto fra i due mondi si innesca un curioso interscambio che assume anche inattese valenze psicologiche: se infatti all'inizio il tormento della Calle lasciata dal suo uomo ci appare straziante, via via che l'ascoltiamo si svuota sempre più di pathos, l'esposizione si fa beffarda, poi semplicemente meccanica e stanca, mentre intanto la pittoresca casistica di pene d'ogni sorta prende forti risonanze di dolore umano, conducendoci alla fine a una specie di bizzarra catarsi.

di renato palazzi

(18:32 - 01 ago 2006)



VOTA LO SPETTACOLO

1| *

2| **

3| ***

4| ****

5 *****

Vuoi dire la tua?

Login

Non sei registrato? registrati




Cerca nel sito

» ricerca avanzata


Login

Non sei registrato?
» registrati

Hai dimenticato la password?