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15:34 - luned́ 21 maggio 2012


Roma Ore 11


L'immagine più bella forse l'hanno vista in pochi. Dopo gli applausi, lunghi, calorosi, dopo i saluti, quando le luci di una sala a Cinecittà si sono riaccese e il pubblico già sfollava: è un'immagine che fa bene, perché è bella. Quattro attrici, brave attrici, che hanno già alle spalle una bella carriera, dopo aver emozionato, commosso, fatto ridere il pubblico con il loro spettacolo Roma Ore 11, senza neanche il tempo di cambiarsi d'abito, corrono felici e sorridenti a smontare la scenografia, per lasciare spazio allo spettacolo successivo, il concerto di Giovanna Marini. L'immagine si è vista in chiusura del Festival Bella Ciao, diretto e organizzato con coraggio ed entusiasmo da Ascanio Celestini e Debora Pietrobono alla periferia di Roma, nel Municipio X, proprio intorno a Cinecittà. Loro, quelle quattro splendide attrici, sono Manuela Mandracchia, Alvia Reale, Sandra Toffolatti e Mariàngeles Torres. Il loro gruppo si chiama Mitipretese e si è riunito proprio attorno a questo spettacolo, presentato al Festival in prima nazionale, che è un lavoro - vale la pena dirlo subito - bello e toccante.

Il progetto è nato sul libro-inchiesta scritto da un maestro del cinema italiano, Elio Petri, allora giovane sceneggiatore in cerca di informazione su una notizia di cronaca romana per fornire materiali a Giuseppe De Santis. Era successo, infatti, che nel gennaio 1951 un'offerta di lavoro per una dattilografa dalle «miti pretese», pubblicata sul Messaggero, ottenesse la risposta di centinaia di ragazze e donne. Ma la lunga attesa si tramutò in tragedia: la scala dove le ragazze aspettavano, diligentemente in fila, crollò, ferendo 77 donne e uccidendone una. Per le ferite, oltre al danno, l'umiliazione di sentirsi richiedere le spese d'ospedale. Su questa tracccia si mosse Petri (quando ancora si faceva bel cinema a Roma...), tessendo un racconto che è, al tempo stesso, inchiesta, spaccato sociale, denuncia, romanzo, ed effettiva traccia per il film poi realizzato da De Santis...

Il suo lungo reportage è stato poi pubblicato, e da qui sono partite le quattro attrici. L'entusiasmo con cui hanno lavorato traspare, si sente, si trasmette grazie a quegli occhi lucidi di emozione con cui hanno raccolto gli applausi: sono attrici che, ancora giovanissime, hanno affrontato innumerevoli ruoli con i maggiori registi in attività. Ma non hanno esitato a rimettersi in discussione, ad inventarsi come «narratrici» o «caratteriste» laddove Roma ore 11 lo richiedesse. Ecco, allora, alcuni teli bianchi in fondo, quattro semplici sedie in scena, oggetti di trovarobato, dei cinegiornali dell'Istituto Luce a connotare l'epoca e lo squallore dell'Italia di allora. Le storie raccolte da Petri sono semplici, come semplice era la gente di una Roma che viveva di stenti, miserabile e dignitosa, sognatrice e disincantata. Le voci sono quelle dialettali care a Carlo Emilio Gadda, o al primo Pasolini: la gente che veniva dall'Abruzzo, o dal Nord, i ciociari o i trasteverini veraci. E le ragazze, quelle dalle «miti pretese» che cercavano - allora come ora - un lavoro serio, per portare soldi a casa, per farsi il corredo, per poter respirare: la Moretti che legge le carte, Fiamma del Prenestino, la ferrarese dell'Azione cattolica...
Storie, voci, sguardi, vestiti, case appena vivibili come quelle di Centocelle, che ancora non esisteva. Petri - e con lui le quattro interpreti - registra tutto, fa commenti, racconta di sé in questa lunga peregrinazione nella miseria del dopoguerra. Il film, poi, sarà altra cosa, come è altro lo spettacolo: Mandracchia, Reale, Toffolatti e Torres arricchiscono, colorano, tessono trame e rimandi, intrecciano frammenti, glossano, contrappuntano di canti popolari o di un ironico Cha cha cha della segretaria " tutta la storia. Con pochi elementi si travestono, mutano, sono i mille volti di quella quotidianità fatta di ordinaria sopravvivenza: bravissime, tutte (con Sandra Toffolatti, in particolare, folgorante per trasformismo ed incisività). Lo spettacolo, infine, assume una forza politica, sociale, culturale intrigante: è un'aspra riflessione sullo stato della donna, sul rapporto del femminile con il mondo - tutto maschile - del lavoro, è il racconto di un'Italia com'era e com'è. La dignità del lavoro, che ancora oggi è un miraggio soprattutto per le giovani generazioni indipendentemente dal sesso, è dunque il vero oggetto di questo spettacolo. Come lo è - sottotraccia - del estival Bella Ciao, ennesima dimostrazione di coraggio ed intelligenza di un artista straordinario come Ascanio Celestini.

di andrea porcheddu

(18:29 - 17 set 2006)



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