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15:38 - luned́ 21 maggio 2012


Polli di allevamento


La genialità di Gaber! Se, finché c'era ancora, si andava di volta in volta a seguire i suoi spettacoli, e dunque si accompagnava una naturale evoluzione dell'artista nel tempo, sentire oggi certi brani scritti un quarto di secolo fa mette i brividi. La sua lucidità, la sua ironia nel cogliere le storture della società italiana democratica e progressista si stagliano oggi con un vigore profetico che si tinge qua e là di una sorta di livida disperazione, soprattutto quando osserva la massificazione dei giovani, il loro diventare specchio distorto di genitori assenti e permissivi, o quando analizza il degenerare di generosi ideali in vuote mode, tic sociali.

Il problema che si pone, nel caso dello chansonnier triestino-milanese, è lo stesso affrontato in più occasioni di fronte all'eventualità di riproporre le opere di autori-interpreti dalla forte personalità, che vi avevano impresso profondamente il segno di un proprio stile, di una propria impronta personale: si possono rappresentare le commedie di Fo e di Eduardo senza Fo, senza Eduardo? Si è visto che non esistono vincoli alle rivisitazioni del passato: quando però l'artista è in vita, o è morto da poco, si tende inevitabilmente a ricalcarne le chiavi espressive. Ci vuole una certa distanza per trovare forme di autonoma reinvenzione.

Chissà, forse tra qualche anno spunterà un giovane che Gaber non l'avrà mai visto, e potrà eseguirne a suo modo il repertorio. Per ora prendiamo atto di questo cantautore trentacinquenne, Giulio Casale che, su mandato della Fondazione Gaber, riporta in scena pari pari l'intero canovaccio di Polli di allevamento: Casale, che ha amato gli spettacolini di Gaber fin da bambino, e ha scritto un libro su di lui, non si limita a ricalcare, ma imita fedelmente il modello, ne rifà con impressionante adesione le intonazioni, i gesti disarticolati, persino il dondolìo sulle ginocchia, come se fossero le canzoni stesse a richiamare quei movimenti.

Dell'effetto illuminante che fanno questi testi, già s'è detto. Quanto a Casale, su quali parametri si può giudicare il risultato di una clonazione? Lui sarebbe anche bravo, conosce ogni sfumatura del linguaggio gaberiano, e ci mette una forte carica di partecipazione: ma più che nella categoria delle esperienze musicali, sembra rientrare in quella dei fenomeni da baraccone. Ascoltarlo è utile per interrogarsi sul mistero dell'identità creativa: le parole intonate sono le stesse, la dizione, le cadenze, le note sarcastiche o rabbiose restano identiche, eppure tra loro si insinua sempre uno scarto, un'oscura e incolmabile divaricazione.

di renato palazzi

(18:12 - 24 ott 2006)



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