La presidentessa, divertente pièce scritta da Charles-Maurice Hennequin e Pierre Veber, fra i più accreditati autori di vaudeville, è la classica commedia degli equivoci in cui un'avvenente diva del varietà, Gobette (Sabrina Ferilli), in tournée per l'Italia, viene cacciata dall'albergo dove soggiorna a causa di schiamazzi notturni. Si reca allora in casa del magistrato (Virgilio Zernitz) del paesino che ospita il suo spettacolo, Scopparola, per risolvere la questione. Lì incontra alcuni colleghi dell'integerrimo magistrato che vogliono ridere alle sue spalle e così ha inizio lo scherzo: Gobette dovrà sedurre il magistrato approfittando dell'assenza in casa della moglie. Ma ecco che inaspettatamente arriva in visita da Roma il ministro di Grazia e Giustizia (Maurizio Micheli), per verificare l'integrità morale della magistratura locale. Gobette gli farà credere di essere la moglie del magistrato. Ne nasce un'irresistibile girandola di tresche sentimentali, che - come tradizione vuole - si concludono nell'atteso happy end: Gobette farà innamorare di sé il ministro, il quale concederà all'ignaro magistrato ogni promozione pur di avere la possibilità di rivederla.
Il testo dello spettacolo risale al 1912, ha quindi quasi cent'anni, anche se non li dimostra, ed è stato portato già due volte sul grande schermo. La prima fu per la regia di Pietro Germi: era il 1952 e gli interpreti erano Silvana Pampanini, Massimo Dapporto, Ave Ninchi, Aroldo Tieri (da poco scomparso N.d.T.) ed Ernesto Calindri. Più tardi, nel 1977, Luciano Salce tentò di ripeterne il successo affidandosi a Mariangela Melato, Johnny Dorelli e Gianrico Tedeschi.
Gigi Proietti riprende la pochade in cui aveva già recitato nel 1968 (interpretava il capo di Gabinetto accanto ad Alberto Lionello, Valeria Moriconi e Mario Scaccia), curando questa volta adattamento e regia. Pochi sono stati comunque i ritocchi apportati al testo originale, se non la trasposizione dell'azione dalla Francia del secondo Impero all'Italia giolittiana, rendendo più riconoscibili vezzi e vizi del potere e della natura umana. Il tema della carriera facile, del resto, era e rimane sempre di attualità. Le vicende raccontate da Hennequin e Veber sono in un certo senso universali: è la storia di quello che accade o potrebbe accadere nei palazzi del potere di uno Stato qualunque.
Calando questa storia francese nella realtà italiana, meridionale in particolare, Proietti ha dato una forte connotazione dialettale a tutta la vicenda, in una sorta di contrapposizione geografico-ideologica - del resto anche nella versione originale erano sono stati utilizzati i dialetti marsigliese e parigino per caratterizzare i personaggi - imprimendovi la sua verve, la sua ironia, l'intelligente constatazione della ricchezza di sfumature degli accenti regionali. Come «adattatore», Proietti si è sbizzarrito, inventando buffi nomi propri: dall'Oronzo Piccione ministro della Giustizia al ministro Duemonti, ex ministro del Tesoro.
L'esuberante «presidentessa» è Sabrina Ferilli, in un ruolo che le calza a pennello. Sensuale, più che bella, da mozzare il fiato in guêpière e reggicalze, esplosiva nella gioia di vivere, irriverente nell'offrirsi e ottenere dagli uomini che ammalia, senza alcun altro fine che il proprio divertimento, gioca nell'alternarsi di francesismi e parlata ciociaro-romanesca. Maurizio Micheli, suo comprimario, da più di trent'anni uno dei migliori protagonisti della commedia brillante italiana, semplicemente perfetto nell'impersonare il ministro della Giustizia, con una straordinaria padronanza scenica. Sublimi le contumelie dialettali riservate al capo usciere del suo Gabinetto.
Per supportare la messa in scena di un testo dai ritmi vertiginosi, in cui gli attori restano per quasi tre ore sul palco, Proietti ha dovuto mettere insieme una compagnia di livello: la straordinaria Paila Pavese (nota anche come doppiatrice di Anjelica Huston ne La famiglia Addams al cinema) nelle vesti della moglie del magistrato - l'ottimo Virgilio Zernitz; Daniela Terrieri, efficace nelle sue tre piccole parti; Gianni Cannavacciuolo, spassoso agente poliglotta specialista in pettegolezzi; Miro Landoni, eccelso capo usciere «lumbard» intento a tendere trappole all'odiato ministro «terrone»; il lunare Andrea Pirolli, povero commesso del ministro, che ogni volta che compare suscita simpatia; il bravo Massimiliano Giovanetti e la deliziosa Susanna Proietti, primogenita del regista.
Belle e funzionali le scene, allestite su pedane girevoli, di Alessandro Chiti, che introducono lo spettatore ora in casa del magistrato, ora al ministero, ora in un albergo romano, ora sul palco di un teatro di varietà, fino a diventare una molto indovinata torta nuziale nella scena finale.
(17 gennaio 2007)
di antonella fassi
(13:04 - 17 gen 2007)
Voto utenti:
30/06/2011
Fine famiglia
28/06/2011
La modestia di Spregelburd
27/06/2011
Brilliant Corners
25/06/2011
Attila alla scala
24/06/2011
Povera gente
la presidentessa, charles maurice hennequin, pierre veber, gigi proietti, sabrina ferilli, maurizio micheli, antonella fassi