Sembra quasi il sogno di due vecchi questo Faust e Bauci che il drammaturgo e critico tedesco Peter Iden ha tratto dal capolavoro di Goethe, il Faust I e II. Dei 12111 versi di cui consta la fluviale opera, Iden privilegia una piccola parte, dove si racconta dell’innamoramento di Faust per Margherita e la morte della giovane ragazza diventata assassina, seguito dall’episodio dedicato all’amore coniugale dei vecchi Filemone e Bauci, di classica memoria.
Affrontare il Faust per frammenti è comprensibile - l’ha fatto anche Giorgio Strehler - , l’importante è che sia chiara la scelta drammaturgica, il punto di partenza da cui ci si muove. Che è poi quello che invece difetta un po’ in questo testo dove forse il collante è quello di mettere a confronto tipi diversi d’amore, due storie emblematiche segnate dalla fatalità, dal delitto e dalla dedizione assoluta.
Per fortuna Cesare Lievi prende in mano il lavoro e lo mette in scena con scarti anche spericolati come quello di fare interpretare il ruolo di una giovane fanciulla a una grande attrice matura come Franca Nuti. E con un bel escamotage nei confronti del testo di Iden, rappresenta la storia dei due amanti come il ricordo di due vecchi, come una storia di teatro che si sogna.
C’è qualcosa di beckettiano nell’impronta iniziale di questo spettacolo, che si avvale dei preziosi chiaroscuri delle luci di Gigi Saccomandi, in quella donna vista di spalle dai fluenti capelli candidi che si rispecchia - si direbbe - nel Faust inquieto e pieno di interrogativi del bravo Gian Carlo Dettori, che ha dannato la sua anima in nome di un’eterna, intangibile giovinezza. E c’è il teatro nel teatro nelle belle scene di Josef Frommwieser, che ritagliano uno spazio sghembo nel quale spicca, poggiando su delle colonne, il frontone di un teatro. Uno spazio onirico, quel teatro, nelle cui pareti si aprono spazi improvvisi dai quali occhieggia - è il caso di dirlo - Linceo (uno dei tre ruoli di Giuseppina Turra) che scruta il mare e l’orizzonte.
Come in un flash-back Margherita si toglie la parrucca per trasformarsi in ragazza e poi come Bauci si mette la cuffia a coprire i candidi capelli. E se, in fin dei conti, la storia da raccontare fosse proprio questa e Bauci fosse proprio quello che Margherita sarebbe potuta diventare se non fosse stata sacrificata da un Mefistofele donna (Margherita Giacobbi) al piacere di Heinrich? Lo spettacolo, che non è certo privo di interesse, però, non scioglie gli interrogativi che pone ai quali, probabilmente, solo Lievi potrebbe dare una risposta. Ma non ci si può impedire di pensare che forse qui si è di fronte a un work in progress di un Faust di là da venire, alla ricerca di altri compagni di strada.
di maria grazia gregori
(19:10 - 23 mar 2007)
Voto:
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