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17:38 - venerd́ 10 febbraio 2012


Angels in America. Si avvicina il Millennio


Nata come opera teatrale, scritta da Tony Kushner, premio Pulitzer e Tony Award, negli anni Novanta, diventata ben presto famosissima su tutti i palcoscenici del mondo, Angels in America è un fluviale dramma - chi lo volesse leggere lo trova edito da Ubulibri -, centrato su di una malattia devastante come l’Aids. Ma per Kushner, ebreo della Louisiana, la malattia è anche una metafora dell’America affluente, aggressiva e sostanzialmente illiberale di Ronald Reagan e oggi, per sua stessa dichiarazione, di quella di George W. Bush: una storia vista dall’angolatura peggiore e nel peggiore tempo possibile perché per lui e per tutti i suoi emozionanti personaggi "malattia è uguale a repressione".

Divisa in due parti, Si avvicina il Millennio e Perestrojka, Angels in America come una sorta di Divina Commedia, racconta la discesa nell’inferno della malattia, la salita e la rivisitazione del cielo della mitologia americana attraverso tre temi: l’Aids ovviamente e la malattia di Prior, uno dei protagonisti, in quei terribili anni Ottanta; i conflitti personali e religiosi fra appartenenti a diverse religioni minoritarie in questo caso ebrei e mormoni; quella che Kushner definisce l’America reazionaria, ben raffigurata dalla figura realmente esistita di Roy Cohn, morto di Aids a 59 anni in una sorta di feroce contrappasso, celeberrimo avvocato, collaboratore del famigerato senatore McCharthy nella sua caccia alle streghe, e anche nella morte dei Rosenberg, giustiziati come spie dell’URSS, in realtà colpevoli solo di essere comunisti.

Situazioni diverse e personaggi diversi, dunque, all’interno dei quali l’autore costruisce una serie di rapporti, di legami, di connessioni. Il merito del testo teatrale è di essere arrivato in un momento della storia americana nel quale il Paese si stava confrontando con la realtà del problema Aids, quello del Teatro dell’Elfo, che lo coproduce con Emilia Romagna Teatro e che lo rappresenta a Modena al Teatro delle Passioni (ma ci sarà una lunghissima tournée nella prossima stagione), è quello di riproporlo oggi che negli States di George W. Bush (ma anche da noi) malattia, illiberalità e intolleranza sono all’ordine del giorno. Angels in America racconta di come una malattia possa dividere per orrore di contagio, ma è anche la storia di come il disinganno e il disamore possano colpire indifferentemente gay ed eterosessuali.

Lo mostrano le storie incrociate di Prior e Louis (i bravi Edoardo Ribatto e Umberto Petranca), di Harper e Joe (Elena Russo Arman e Cristian Maria Giammarini, molto convincenti), di Joe e Louis, di Hannah, di Belize (Fabrizio Mattieni), di Roy, l’ultimo dei caimani interpretato con impressionante realismo da Elio De Capitani. Accanto a loro i personaggi che vengono dal passato: gli antenati, ma anche il fantasma di Ethel Rosenberg (un’ironica Cristina Crippa nerovestita alla quale idealmente si contrappone la frigida madre mormone di Ida Marinelli, che interpreta anche un rabbino) che appare al suo persecutore Roy e gli sta accanto come il destino nella tragedia greca fino alla morte.

Bruni e De Capitani, che firmano una regia di spessore, giocata in profondità nella scena casta di Carlo Sala mentre un video di Francesco Frongia ingloba i personaggi, non ci risparmiano le immagini crude del dolore così come ci mostrano con naturalezza gli amplessi degli amanti senza perdere di vista quell’ironia che è una delle qualità di un testo in cui si affronta il tema del perdono e della tenerezza. E dove gli angeli, quando appaiono abbattendo i muri, producono orgasmi e un gran desiderio di battersi per un futuro diverso.

di maria grazia gregori

(16:30 - 09 mag 2007)



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