delTeatro - arte,danza,opera
Baldini Castoldi Dalai editore

Path

Home > Recensioni> L'una e l'altra

15:44 - luned́ 21 maggio 2012


L'una e l'altra


Dopo Itaca messo in scena da Luca Ronconi nell'ambito del progetto incentrato sulla figura di Ulisse, arriva sui nostri palcoscenici L'una e l'altra di Botho Strauss, commedia del 2005 che ha al suo centro due personaggi femminili che più agli antipodi non potrebbero essere, segnati come sono da una diversità psicologica ed emotiva.

Un testo ambiguo questo di Strauss che gioca, come spesso succede a questo autore, su due piani: quello della contrapposizione all'apparenza senza remissione fra Insa e Lissie, segnata dal fatto che la seconda si è presa il marito della prima; quello di un mondo al margine, di una deriva esistenziale che colpisce i più giovani - la figlia di Inse, il figlio di Lissie - e la strana fauna che gira attorno a loro, lei masochisticamente affascinata dal dolore che è forse il suo unico modo di sentirsi viva, lui incerto sul futuro, sentimentalmente incerto, ossessionato dal fare qualcosa di pratico. Uno Strindberg al cubo nella crisi generale delle coscienze.

Il fatto poi che si venga a scoprire che i due ragazzi sono figli dello stesso padre e che il loro eventuale rapporto assomiglia molto a un incesto, rende ancor più evidente la disperazione, l'inutilità, il non saper essere di questi personaggi, di questi visi noti dai sentimenti confusi. Una tragedia del quotidiano di un'ironia urticante.

Nello spazio asettico, quasi obitoriale, investito dalle luci spiazzanti, perfette di Gigi Saccomandi che sembrano suggerirci un altrove, la vicenda si snoda, nel corso di undici round divisi in due tempi - scanditi da una partitura musicale che va da Rossini a Stockausen passando per Caterina Valente - che trovano nella bellissima scena di Margherita Palli, che crea lo spazio drammaturgico come uno spazio della mente, un non-luogo continuamente in mutazione grazie ad alcuni servi di scena che trasportano oggetti: l'interno di un supermercato, la reception della tenuta -pensione di Insa nell'Oderbruch, un luogo desolato e in rovina che non vediamo ma che ci viene raccontato in tutta la sua fatiscenza.

Qui, in questa ipotetica terra di nessuno, Cesare Lievi, a cui dobbiamo anche la ficcante traduzione di L'una e l'altra, mette in scena uno spettacolo profondo, non consolatorio grazie a uno sguardo che ci permette di intuire la solitudine, l'essere fuori squadra che cova sotto le ceneri di questi esseri, con un suo necessario ritmo interno che non prevarica semmai amplifica il non facile, affascinante testo.

Bravissima Paola Mannoni nel ruolo di Insa, di cui intuiamo la cattiveria sotto le mentite spoglie di una donna perennemente sconfitta alla quale l'amica-nemica Lissie, interpretata da una brava Ludovica Modugno, risponde con un'apparente normalità, con le preoccupazioni di una donna non più giovane che ha perso il lavoro da critica per una rivista d'arte.

Buona anche l'interpretazione Paola Di Meglio nel non facile ruolo della figlia e di Leonardo De Colle nel ruolo del suo fratellastro, figli entrambi di un padre che ha scelto la via di fuga (Franco Sangermano) mentre a Emanule Carucci Viterbi e a Giuseppina Turra toccano ruoli diversi di un'inquietante fauna urbana.

di maria grazia gregori

(16:00 - 07 nov 2007)



VOTA LO SPETTACOLO

1| *

2| **

3| ***

4| ****

5 *****

Vuoi dire la tua?

Login

Non sei registrato? registrati

Voto utenti:2

Contenuti correlati


Leggi anche…

» trova tutti


Le ultime recensioni

30/06/2011
Fine famiglia

28/06/2011
La modestia di Spregelburd

27/06/2011
Brilliant Corners

25/06/2011
Attila alla scala

24/06/2011
Povera gente

» archivio





Cerca nel sito

» ricerca avanzata


Login

Non sei registrato?
» registrati

Hai dimenticato la password?