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15:44 - luned́ 21 maggio 2012


Le serve

Certamente è il testo più famoso di Jean Genet se non proprio il più emblematico. Indubbiamente però la vita delle due sorelle Solange e Claire, cameriere in casa di Madame, tutta costruita nello spiare, nell'ammirazione e nell'odio per la bella, elegante signora si rivela un esemplare rappresentazione di quel teatro del riflesso di cui l'autore francese è stato l'indiscusso maestro.

Proprio su Les Bonnes il regista Giuseppe Marini costruisce un vero e proprio melodramma: appartiene al melodramma, alla teatralità carica del melodramma, l'idea di precipitare, di rinchiudere gli stanchi, ambigui riti così poco ancillari delle due sorelle in un trionfo di nero, rosso e oro, fra pesanti tendaggi-sipari e un imponente specchio dalla cornice dorata. Un palcoscenico nel palcoscenico per un rito teatrale che è anche la recita quotidiana dell'odio per Madame, dell'amore per Madame, dell'identificazione con Madame - indossando i suoi vestiti e mettendosi il suo profumo -, che entra in scena come un'apparizione sacra, una Madonna peccatrice carica di ornamenti e di fascino, irraggiungibile per le sue due imitatrici.

Lo spettacolo di Marini, dunque, gioca e si inabissa nella teatralità che il testo nella lussureggiante, preziosa traduzione di Franco Quadri trasmette puntando molto sulla contrapposizione fra questa incombente casa-mausoleo e la realtà severa, quasi monacale delle due donne dai capelli bianchi, vestite di nero, sfiorite in una vita dedicata agli altri culminata nella denuncia alla polizia di presunti, loschi traffici dell'amante della signora e nei reiterati tentativi di avvelenare Madame con la tisana di tiglio. Salvo poi ripetere, reinterpretare per sé questi goffi propositi fino al tragico e ineluttabile scioglimento finale in cui, ormai scoperte, sconfitte dalla prosaicità della vita, costruiranno l'epilogo della propria esistenza come un finale di teatro.

Terreno di prova per attrici di rango, Les Bonnes secondo Marini ha in Franca Valeri, Annamaria Guarnieri e Patrizia Zappa Mulas tre interpreti che rappresentano tre modi, tre vie verso Genet. Franca Valeri, cui tocca anche dire all'inizio a mo' di prologo l'avvertenza di Genet sul modo di interpretare il suo testo, è una Solange inquietante molto concreta e trattenuta, che di fronte alla vertiginosa lingua genettiana non rinuncia a un velo d'ironia quasi brechtiana. Le fa da contraltare la Claire capricciosa e prepotente ma anche di carattere più fragile di Annamaria Guarnieri forse fra le due la più attratta dal piacere perverso dell'imitazione mentre Patrizia Zappa Mulas in abito lungo fasciante e calottina argentea è una svagata, affascinante Madame.

di maria grazia gregori

(23:35 - 27 gen 2008)



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