Home > Recensioni> How Nancy wished that everything was an april fool's joke
15:52 - lunedì 21 maggio 2012
Ospite solo per un paio di repliche del Festival delle Colline Torinesi, il libanese Rabih Mroué si conferma una delle personalità di maggiore spicco dell'odierna scena internazionale. La sua rinuncia alle convenzioni della rappresentazione, la sua ricerca di un teatro che si presenta immobile, privo di azione, soprattutto detto, enunciato, quasi riferito casualmente, ne fanno una figura di rottura, il portatore di nuovi e più avanzati intrecci fra i linguaggi: e tuttavia i suoi spettacoli, per quanto statici e all'apparenza gelidi, distaccati, appaiono tutt'altro che privi di emozione, anzi si caricano di ulteriori tensioni interiori.
L'anno scorso, sempre alle Colline Torinesi, aveva presentato il sorprendente Who's afraid of representation, in cui con la sua compagna, la brava attrice Lina Saneh, incrociava i resoconti di sanguinose performance dei protagonisti della body art con la storia vera di un impiegato di Beirut che una mattina si presenta in ufficio col fucile abbattendo senza ragione una decina di colleghi. Quest'anno, con la Saneh e altri due attori, compone in un impassibile mosaico i destini di una serie di cittadini libanesi che dall'inizio della guerra civile, nel '75, hanno via via aderito ai vari partiti e gruppi politici, finendo immancabilmente ammazzati.
Seduti su un divano, con fare disinvolto, i quattro descrivono l'adesione dei personaggi evocati a movimenti e formazioni di ispirazione marxista, islamica, nazionalista, cristiana e così via: qualunque sia l'idea, qualunque sia il percorso, ossessivamente non può che condurli alla morte in agguato. In un crescendo di livida ironia, gli uccisi immediatamente riprendono le loro inquiete trame, agiscono, combattono, si fanno di nuovo sparare. Mentre gli attori parlano, alle loro spalle vengono proiettati i ritratti degli individui in questione, fissati forse sui manifesti degli annunci funebri, tutti diversi eppure tutti paradossalmente simili.
La scelta ingegnosa di Mroué consiste dunque nel farci percepire gli orrori e le insensatezze del conflitto senza neppure tentare di portarlo sulla scena, ma limitandosi a ricostruirne quegli spersi frammenti, quegli spezzoni totalmente privati di pathos. Ad agire sullo spettatore è un puro effetto di accumulo, che a lungo andare fa pensare a un tunnel senza uscita, a un meccanismo ineluttabile. Il suo minimalismo non tragga tuttavia in inganno: dietro il tono fintamente indifferente, dietro l'intarsio di queste minute esistenze spiate come distrattamente ribolle un'infinita disperazione che si riversa sulla platea, e dopo un po' le toglie il fiato.
di renato palazzi
(18:01 - 18 giu 2008)
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rabih mroue, how nancy wished that everyrhing was an april fools joke, festival delle colline torinesi 2008