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15:53 - luned́ 21 maggio 2012


Icaro & Dedalo s.r.l.

Icaro & Dedalo s.r.l.si intitola significativamente il nuovo spettacolo scritto e diretto da Gianfelice Facchetti per il CRT. Icaro e Dedalo, e non più Dedalo e Icaro, con un emblematico ribaltamento che indica una presa di distanza rispetto alla tradizionale gerarchia anagrafica sancita dal mito classico, come per far risaltare la priorità del figlio rispetto al padre, della vita che continua (o che dovrebbe continuare, se non venisse prematuramente stroncata dall'irrequietezza, dalla smania di volare liberamente, anche a costo di bruciarsi) rispetto alla vita che può solo tentare di riprodurre se stessa.

Siamo, insomma, nel pieno del conflitto generazionale che scuote una metaforica famiglia, di oggi o di migliaia d'anni fa, un conflitto insanabile, ossessivo, spinto fino al confronto fisico: Dedalo è l'incarnazione di un potere patriarcale ottuso, fondato unicamente sul proprio autoritarismo, un ipotetico costruttore di macchine di morte, come se l'età adulta potesse coincidere solo col cinismo e la distruzione. Icaro è il figlio già rabbioso e ribelle fin dall'ora della nascita, e la madre è colei che sta in mezzo, che ne osserva lo scontro impotente e sgomenta, fondamentalmente schierata col giovane, ma sempre pronta a cercare la mediazione.

Con sottigliezza drammaturgica, Facchetti non mostra il contrasto fra un vecchio crudele e un ragazzo inerme, ma affronta la questione alla radice. Dedalo è una feroce controparte in quanto padre, naturalmente condannato al ruolo di capobranco: per certi versi è quasi oggetto di pietà, come se fosse incapace di accettarsi in altra veste. Anche Icaro è inquadrato con scontrosa tenerezza, costretto dall'istinto a opporsi, a trovare troppo tardi un rapporto. Al centro di tutto è il labirinto, ovvero la casa da cui occorre fuggire per inseguire la vita. Il segreto che li unirà è la scoperta che il Minotauro non esiste: il mostro, il nemico è dentro di noi.

Icaro & Dedalos.r.l. è l'espressione di un talento in evidente crescita, di un autore-regista sotto molti aspetti ancora alla ricerca di un'identità definitiva. Dopo Bundesliga 44 e Nel numero dei + (leggi la recensione), Facchetti attinge al mito per trovarvi una dimensione più assoluta della parola e del gesto. Alternando i toni alti alle incursioni nel grottesco, gli echi di tragedia alle citazioni di Pinocchio, prova a risolvere certi grovigli verbali che appesantivano la sua scrittura: e in gran parte ci riesce, sciogliendoli in un impianto severamente rituale fatto di elementi primordiali - la sabbia, l'acqua - che imprimono all'azione un andamento serrato ed essenziale.

di renato palazzi

(11:52 - 21 ott 2008)



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