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15:56 - luned́ 21 maggio 2012


La parola ai giurati

La scelta, per la seconda prova alla regia di Alessandro Gassman (la prima era stata La forza dell'abitudine di Bernhard), è caduta su un testo di impegno civile e sociale - tradotto da Giovanni Lombardo Radice, prodotto dal teatro Stabile d'Abruzzo e Società per Attori con il patrocinio di Amnesty International - incentrato sulla pena di morte: La parola ai giurati (Twelve Angry Men), di Reginald Rose. Il testo è noto grazie ai film di due grandi registi con altrettanti bravi protagonisti: il primo, dell'allora esordiente Sidney Lumet, vide nel 1957 un eccellente Henry Fonda; il secondo, di William Friedkin, Jack Lemmon nel 1997. L'ultimo remake è 12, di Nikita Mikhalkov, del 2007.

New York, anni Cinquanta. Dodici uomini, una stanza, un caso da risolvere. Il giorno di Ferragosto di una torrida estate, dodici uomini, che compongono la giuria in un processo per omicidio di primo grado, devono decidere della colpevolezza o meno dell'imputato, un sedicenne accusato di avere pugnalato il padre. Quando i dodici si riuniscono in camera di consiglio, chiusi a chiave per raggiungere un verdetto unanime, tutto sembra chiaro. Il quartiere dove vive il ragazzo, la sua estrazione sociale, il fatto di essere ispano-americano e di conseguenza un violento come tutti quelli della sua "razza" lo rendono automaticamente già colpevole. Nemmeno l'avvocato difensore ha cercato di smontare il castello di incongruenze e le dubbie testimonianze contro il suo assistito. Tutti sembrano convinti della sua colpevolezza (che lo porterà sulla sedia elettrica). Tutti a eccezione di uno. Quel giurato, il numero otto - interpretato dallo stesso Gassman - riesce a incrinare le certezze degli altri undici, arroccati nei loro pregiudizi, nella loro moralità ottusa e perbenista, instillando nelle loro menti un "ragionevole dubbio", il principio secondo il quale una condanna deve implicare la certezza del crimine.

La regia di Gassman ha saputo fondere il teatro con la narrazione cinematografica, dando al pubblico l'impressione di spiare dodici uomini chiusi in una stanza, ottenendo uno spettacolo felicemente connotato. Gli attori, seduti intorno a un tavolo, danno spesso le spalle al pubblico; giochi di luci sottolineano i dialoghi tra i giurati anche quando si ritrovano davanti allo specchio della toilette; il trascorrere del tempo è scandito dalle lancette di un orologio a muro e dai cambi della luce esterna che filtra da un'ampia finestra che dà sulla città: pioggia che batte sui vetri compresa. Su uno schermo trasparente, al termine dello spettacolo, vengono proiettati i nomi degli attori, mentre un "occhio di bue" illumina, uno dopo l'altro, il loro viso. I costumi alla Bogart e la scenografia di Gianluca Amodio ricreano perfettamente l'ambientazione fumosa e l'atmosfera dei film di quegli anni.

Ma è nella caratterizzazione dei personaggi la forza dello spettacolo. Nonostante non si sappia mai i nomi dei dodici uomini, ma solo il loro numero e a volte le loro professioni, ogni giurato è interpretato con tale realismo da renderlo inconfondibile. I giurati, con la varietà dei loro caratteri e delle loro personalità, rappresentano l'intero genere umano, che, abbandonati i condizionamenti legati al proprio vissuto, si trova in difficoltà di fronte al compito di decidere della vita di un uomo. Il pubblicitario, l'architetto, l'orafo, il presidente di giuria, il bancario, l'italo-americano, il manovale immigrato dall'Europa dell'Est, l'anziano saggio, il razzista, il piccolo imprenditore, il tifoso di baseball, il colpevolista: seguendo le loro supposizioni, pseudoconvinzioni, le loro liti più o meno violente, il pubblico impara a conoscerli, a distinguerli, a simpatizzare per coloro che sapranno ascoltare il giurato numero otto e a disprezzare quelli che continueranno a dar credito ai pregiudizi.

Sul palco, insieme al protagonista, che si conferma un ottimo interprete, altri undici affiatati attori: Manrico Gammarota, Sergio Meogrossi, Fabio Bussotti, Paolo Fosso, Nanni Candelari, Emanuele Salce, Massimo Lello, Emanuele Maria Basso, Giacomo Rosselli, Matteo Taranto e Giulio Federico Janni.Uno spettacolo efficace, capace di emozionare il pubblico, come testimoniano la vittoria del Biglietto d'Oro Agis-Eti e il Premio nazionale della critica teatrale, cui si aggiungono il Golden Graal e il Pegaso d'Oro.

La tournée dello spettacolo

di antonella fassi

(12:10 - 12 nov 2008)



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