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04:47 - giovedì 24 maggio 2012


Made in Italy

Lui e lei e un groviglio di parole: violente, ironiche, dissacranti, in libertà. Lui e lei senza storie da raccontare ma con tanti stereotipi da distruggere. Lui e lei sotto un'insegna di tubi al neon da rivista che mimano atti erotici, magari aiutandosi con tubi flessibili e luminosi. Lui e lei che s'impadroniscono dello spazio con gesti enfatizzati, con coreografie danzate su una colonna sonora che mescola musica disco e salsa fino ad Antonello Venditti e al pop al rock senza dimenticare il punk. Lui e lei che inseguono i luoghi comuni, le violenze verbali e non, lo stupidario collettivo, il razzismo becero e qualunquista di cui è intessuta la nostra vita.

A Made in Italy, spettacolo che l'anno scorso ha vinto il Premio Scenario, "basta" questo per divertire con un'aggressività mai fine a se stessa che colpisce lo spettatore, incerto fra il riso e l'angoscia quando non il fastidio, in profondità e duramente. Autori e interpreti di questo spettacolo, dove le situazioni si accavallano per essere via via abbandonate senza mai creare una storia, sono i bravissimi Valeria Raimondi ed Enrico Castellani cioè Babilonia Teatri (leggi l'intervista), un gruppo che viene dal Nordest e che fa del dialetto veronese un leit motiv che, sotto l'apparente dolcezza dell'accento, dice verità che non fa piacere ascoltare.

I temi che i due attori snocciolano guardando fisso il pubblico, quasi provocandolo venendo al proscenio, sono l'odio razzista che coinvolge in un rutto estremo quasi l'intero universo e tutte le razze: dagli ebrei agli albanesi, ai "negri", ai magrebini, alle donne e agli uomini dell'est; la bestemmia in tutte le sue forme e declinazioni, trasformata quasi in gioco verbale; l'idolatria e i più retrivi luoghi comuni legati al calcio, lo sport più amato dagli italiani, diventato retorica pura dopo la vittoria ai mondiali e ancora la retorica che aspetta solo di esaltarsi di fronte a fatti che toccano l'immaginario collettivo: per esempio le cronache televisive al funerale di Luciano Pavarotti.

Ma presa di mira è anche la mentalità televisiva assurta a metro di giudizio globale e a linea di condotta condivisa, questa fasulla melassa da reality che si spande per il Paese, il cattivo gusto imperante che si snoda lungo tutto Made in Italy, avendo come punti di riferimento la volgarità in tutte le sue forme, fino ad arrivare alla riuscita scena finale: un mondo fasullo, fatto di statue di gesso, che mescolano tante Biancaneve a tanti sette nani, esaltazione di quel trash quotidiano che accompagna una vita così stupida, così falsa, cosi kitsch, alle volte.

La tournée 2008-2009 dello spettacolo

di maria grazia gregori

(20:01 - 27 nov 2008)



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