Ma quante volte avremo visto Aspettando Godot? E quante volte avremo pensato di sapere già tutto, di dare ogni cosa per scontata? Per fortuna la grandezza di Beckett (ecco un'altra cosa ovvia) è tale da sopperire anche a un'interpretazione paludata o di dare un gran sostegno a degli indiscussi talenti che non ne avrebbero neppure bisogno. Solo raramente vuoi per l'impostazione, vuoi per le scelte, vuoi per l'approccio si ha la sensazione di trovarsi di fronte a una sorpresa.
Da questo punto di vista Aspettando Godot in scena al Teatro Out Off con l'originale regia di Lorenzo Loris, ha il merito di non avvitarsi sul già visto e di suggerire spiragli diversi. Certamente c'è la pedana come Beckett comanda e c'è l'albero striminzito (che però è un blocco di cemento) dove Didi e Gogo pensano, a un certo punto, d'impiccarsi. Ma lo sfondo non suggerisce solo con luci e ombre il passaggio dei giorni nell'attesa di qualcuno che non viene. Al contrario ci mostra nel buio della notte i fari delle scavatrici, i camion che rovesciano rifiuti mentre i riflettori illuminano a giorno quel paesaggio da day after, quel lacerto di realtà che ci suggerisce la possibilità di una "gomorra" senza pace di liquami infernali di cui Vladimiro ed Estragone sono quasi prigionieri e alla quale si sono bene o male abituati. Un paesaggio all'apparenza operoso ma che in realtà imprigiona i due protagonisti come una camicia di forza.
Al loro apparire Didi e Gogo sono come ci aspettiamo: un po' clown, un po' barboni, un po' allucinati, un po' svaniti, lì a parlarsi addosso. Ma la loro cadenza quotidiana, nell'intercalare di parole in libertà, è una sorta di sottotesto personale dei due bravi protagonisti che rende assai simile alla parlata di oggi la lingua beckettiana. Gigio Alberti faccia da spiritato e voce rauca e Mario Sala pieno di paure ma capace di improvvise violenze sono due esseri soli, uniti da un sentimento di protezione e di dipendenza reciproca molto forte. L'apparire in quel posto da cui è difficile allontanarsi, ed è altrettanto difficile restare, di Pozzo e di Lucky, due uomini fuori dalla norma uno per la sua apparente crudeltà, l'altro per la sua altrettanto apparente remissività li fa precipitare ancora di più nell'angoscia.
E Godot, intanto, come dice un ragazzino in pantaloni corti arriverà un altro giorno. Così continua sotto l'albero/blocco di cemento la ballata della vita amara di questi due sfasati, divertenti, impauriti, homeless, esseri espulsi dalla città, da un mondo che non vediamo ma che percepiamo abitato da inquietanti "giganti" pirandelliani.
di maria grazia gregori
(16:11 - 20 gen 2009)
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