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04:52 - giovedì 24 maggio 2012


La Cosa 1

Il segno espressivo in cui si colloca il Teatro Sotterraneo lo si coglie ancor prima dell'inizio: schierati in fila dietro ai loro microfoni, immobili in un silenzio teso, concentrato, i quattro attori, più che i componenti di un giovane gruppo fiorentino, sembrano appena usciti dalla Carnìceria, la compagnia madrilena di Rodrigo García. Le tute che indossano, con impresso sulla gamba il titolo dello spettacolo, non somigliano certo a costumi teatrali, ma neppure ai vestiti di tutti i giorni: sono indumenti da lavoro, da atleti o da acrobati circensi, che rimandano unicamente a una realtà sospesa, circoscritta allo spazio neutro della scena.

Il palco è ostentatamente vuoto, disadorno. Sarà un richiamo al vuoto della vita, che si deve tentare di riempire con l'illusione di un incessante movimento? Sarà questo il senso delle continue corse da un capo all'altro della ribalta, quasi che fermandosi ci si trovasse faccia a faccia con la consapevolezza di non sapere che fare di se stessi? E quella vaga ossessione di scandire il tempo, che attraversa sottilmente l'intero spettacolo, quella sorta di impulso a quantificare la durata delle azioni, facendo più volte la conta in base a numeri forniti a caso dalla platea, non rifletterà l'inutilità dei tentativi di fermare il fatale trascorrere delle cose?

Come nella vita, i quattro amano, giocano, si cercano, si sfuggono, fanno feste inconcludenti. Se, anzi, lo spettacolo precedente - il folgorante Post-it (leggi la recensione) - affrontava a suo modo il tema della morte, La cosa 1 tratta invece prevalentemente dell'amore, del sesso, dei sentimenti: ma sono sentimenti destinati a non condurre a nulla, soffocati da quell'agitarsi senza sosta, annichiliti dall'impotenza delle parole con cui vengono dichiarati, raggelati dall'invadenza di tormentosi questionari che frugano nell'intimità dell'individuo, una figura grottescamente travestita, come l'anonimo personaggio del Goya di García, da incongruo pupazzone di peluche.

Di cosa è fatto il linguaggio del Teatro Sotterraneo? Non di emozioni, sistematicamente negate sul nascere, non di immagini, sacrificate a uno stile spietatamente spoglio, non di storie dotate di senso compiuto, la cui rappresentazione non viene neppure presa in considerazione: in effetti questo gruppo, fra i più emblematici dell'ultima generazione, punta quasi esclusivamente sulla pura energia psico-fisica, sull'esemplare rigore compositivo e su una comunicazione allusiva, ironicamente trasversale. Alla base c'è una personalità davvero molto forte: ci vuole una grande sicurezza di sé per rinunciare praticamente a tutto, sapendo che comunque l'attenzione dello spettatore non cadrà neanche per un attimo.

Le prossime repliche dello spettacolo

di renato palazzi

(17:55 - 28 gen 2009)



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