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11:37 - sabato 04 febbraio 2012


3 drammi brevi

Non so quanti abbiano letto o visto in scena Claus Peymann compra un paio di pantaloni e viene a mangiare con me e gli altri "dramoletti" di Thomas Bernhard. Chi conosce questi testi folgoranti - in cui il grande autore austriaco, partendo da personaggi e situazioni all'apparenza reali, irrideva con acre gusto del paradosso a vizi e vezzi del mondo teatrale - non potrà comunque non apprezzare i Tre Drammi brevi in cui Vitaliano Trevisan riscrive le singolari operine in una chiave amenamente personale, a metà tra l'omaggio, la parodia e una trasposizione satirica applicata all'odierno contesto culturale vicentino.

Trevisan - attore e drammaturgo, graffiante voce critica del Nord-Est - ricalca con ironico gusto mimetico lo stile di Bernhard, il suo andamento circolare, ripetitivo, il suo partire dalle pieghe quotidiane della vita del teatro per poi abbandonarsi a improvvisi slanci surreali. Invece di Claus Peymann, il regista tedesco che davvero allestì gran parte delle sue pièce, qui però c'è Fulvio Falzarano nei panni del direttore artistico del nuovo teatro comunale di Vicenza. Invece che da Bochum, costui arriva più umilmente da Lugano. E invece che andare a mangiare wiener-schnitzel, lui e l'amministratore si fanno dei gran piatti di baccalà.

Il succo dell'operazione sta appunto in questi comici scarti: se Peymann sogna di rappresentare tutti i drammi di Shakespeare in un'unica serata, coi sonetti al centro, Falzarano vuole riunire tutte le commedie di Goldoni in un solo spettacolo, coi Mémoires a fare da collante, se Bernhard aspira a cementare per l'eternità il Burgtheater di Vienna, Trevisan si accontenterebbe di bruciare l'Olimpico con gli accademici dentro. Il tono è caustico, con dei vaghi sentori goliardici: ma i mali che denuncia - l'indifferenza del pubblico, la megalomania dei registi, l'invadenza di assessori e funzionari - non sono certo immaginari. E il gusto della facezia si mescola, come in Bernhard, a un sottile senso di morte.

Nei limiti di un divertissement colto, elegantemente svagato, i tre dialoghetti rivelano inoltre una qualità niente affatto occasionale: a modo loro, con tutta la spigliatezza del caso, Trevisan e Falzarano offrono infatti una piccola lezione di recitazione bernhardiana. Flemmatici, stralunati, pronti a passare da un distacco cupamente rassegnato a repentini scatti di gelido furore, i due trovano una via stranamente sghemba, trasversale per accostarsi a Bernhard attraverso Trevisan, riuscendo tuttavia a riprodurne i ritmi e le intonazioni con un'adesione quale di rado si troverebbe in interpretazioni ben più serie e ambiziose.

di renato palazzi

(18:01 - 03 feb 2009)



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