È un attraversamento dell'universo claustrofobico beckettiano, questo Stallo, significativa e concettuale fase di ricerca del gruppo riminese Korekané. Spazio senza tempo e senza luogo, purgatorio eterno per anime ancora vive, o inferno privato (e pubblico) per sartriani prigionieri di esistenze spente: Stallo - studio per un'anticamera, scritto e diretto da Chiara Cicognani ed Elisabetta Gambi, lancia all'attenzione nazionale questo giovane gruppo, dalla cifra algida e significativamente poetica.
La scena si svela subito come un triste paradigma del contemporaneo: nel buio assoluto, quattro lenzuola bianche ricoprono altrettanti corpi, dignitosamente composti. Velano, e al tempo stesso svelano l'evidenza del negato, del non-mostrato: di quel corpo-cadavere che sta sotto, celato dunque ma proprio per questo presentissimo. In un film sugli schermi in questi giorni, Fortapasc, il protagonista Giancarlo Siani, di fronte ad una mattanza di camorra, si chiede da dove vengano quelle lenzuola: chi le porta? Chi le raccoglie? Chi le lava dal sangue?
In Stallo le lenzuola sono candide, appena poggiate. E da lì si leveranno i corpi: uno alla volta, a prendere possesso di quella nuova situazione. Dopo il trapasso, lo stallo di un vuoto da cui non si può fuggire. Le figure si animano, parlano, ragionano di Gesù crocifisso e dei ladroni, parlano di Dio (e certo sono en attandant), divagano in inutili giochi linguistici di traduzione simultanea. Intanto una figura non ben identificata, corpo di uomo ma atteggiamenti di cane, gioca nella sua sfrontata nudità: è animale, è presenza massiccia e aspra, è fastidio che ricorda una materica fisicità a fronte del nulla delle altre identità. Uno schmurz, direbbe Vian, che pure porta altrove, consente uno stacco, un cambiamento di ritmo e di tensione, scandito da un accecante flash, nelle bellissime luci di Flavio Urbinati.
Allora le dinamiche si tracciano chiare: da un lato la coppia che sa e può parlare, anche se a vuoto, quasi ricordando o evocando quella vita che non c'è più. Dall'altra il gioco infantile e ferino, destinato a durare e ricominciare. Tutto si rarefà, prevale un amaro disincanto, uno sguardo lontano e assente, ben incarnato dalla giovane Chiara Cicognani, di grande presenza scenica. E il lavoro riesce a suggestionare proprio per questa svogliatezza, questa astrattezza, prendendo un tempo-senza-tempo, sospeso, rarefatto quasi da istallazione d'arte. E i rimandi smaccatamente beckettiani, allora, rischiano di appesantire o di ancorare a terre tutte teatrali una performance che, altrimenti, decollerebbe davvero in dimensioni taglienti e di grande nitore.
Dopo aver ottenuto riconoscimenti alla rassegna Loro del Reno a Teatri di Vita di Bologna, Stallo ha riscosso applausi anche nel bellissimo spazio Arboreto di Mondaino, in chiusura della preziosa manifestazione ArgoNavis.
Visto al Teatro Dimora di Mondaino
Www: Korekané
___
Hai assistito a questo spettacolo? Scrivi la tua recensione (max 10 righe). Registrati ed entra a far parte della community di Delteatro.it!
___
di andrea porcheddu
(17:00 - 09 apr 2009)
Voto utenti:
30/06/2011
Fine famiglia
28/06/2011
La modestia di Spregelburd
27/06/2011
Brilliant Corners
25/06/2011
Attila alla scala
24/06/2011
Povera gente