Non si può dire che Angelin Preljocaj non dichiari i suoi intenti. E soprattutto che non li mantenga, onestamente e rigorosamente. Se decide di creare un balletto su Biancaneve - lui stesso sottolinea - inventa "un balletto narrativo con una drammaturgia. Non si tratta del mito o della leggenda di Biancaneve, ma semplicemente di Biancaneve. È davvero la sua storia..."
Così in Blanche Neige, visto in prima nazionale al Regio di Parma., conduce lo spettatore attraverso una visione limpida, scorrevole, leggibilissima della celebre fiaba dei fratelli Grimm, con una drammaturgia che rispetta tutti i momenti canonici ben noti a tutti e si limita, se così si può dire, a darne narrazione attraverso la presenza fisica, assoluta, degli interpreti, immersi in un'ambientazione di bellezza immaginifica, cupa e ruvida nei colori primari di terre invernali, boschi nebbiosi, miniere pietrose o ruscelli sassosi (le bellissime scenografie sono di Thierry Leproust).
I colori dark del racconto dei Grimm ci sono tutti, con tutti i loro tocchi sanguinari, di rara spietatezza e si mantengono intatte le caratterizzazioni dei personaggi, elevati a simboli assoluti, enfatizzati dai costumi di Jean-Paul Gaultier, che traducono in fogge post rinascimentali gorgiere, marsine, mantelli, tuniche e - per la regina - un "paniere" e un corpetto vagamente da dominatrix. Si occhieggia però anche all'immaginario disneyano, con il volto dall'algida bellezza incorniciato da una tiara e racchiuso in una cuffia nere.
Con un apparato scenico di tale livello, e una visionarietà d'autore talvolta in stato di grazia, Preljcaj regala alcuni momenti di spettacolarità assoluta, dove il fantastico si traduce in una sapienza coreo-registica rara: mozzafiato la scena dei guardiacaccia, che nel buio del bosco attendono Biancaneve per ucciderla e infine strappano il cuore ad un cerbiatto; entusiasmante la scena dei sette nani, operai minatori, che danzano virtuosisticamente sulla parete di roccia della loro cava: un divertissement in verticale che allude anche alla passione di Angelin per l'alpinismo.
Ci sono poi momenti di intensa emozione: suggestiva l'apertura, con la morte di parto della madre di Biancaneve, solitaria nel suo dolore e nella sua angoscia, che ci porta immediatamente in un'atmosfera luttuosa e malinconica che domina il racconto; c'è la scoperta della sensualità e dell'amore di Biancaneve e del principe: esplorazione di corpi e di istinti, fresca e spontanea. C'è infine il duetto pieno di disperazione tra il giovane e la fanciulla creduta morta: sensualità, rabbia, pathos e il corpo esanime della ragazza impegnato in un tour de force che celebra l'arte della partnership.
Il linguaggio coreografico di Preljocaj, non particolarmente ricco, né volutamente descrittivo, sempre in bilico tra una schematica ripetitività e un suadente e ponderoso abbandono, confrontandosi con la forma-balletto si imbatte in qualche lungaggine (vedi la danza di corte iniziale, estenuata all'eccesso, ma d'obbligo per far ballare come si conviene tutta la compagnia). Certi graffi però illuminano tutto, e grazie a minimi tocchi geniali si incidono nella memoria, come l'ultimo morso della mela imposto a Biancaneve dalla matrigna, che quasi la ingozza, con un fremente, guizzante, rapidissimo gesto di spietata crudeltà. Non c'è bisogno di molto altro. L'odio, il disprezzo e la cattiveria senza limiti sono tutti lì.
Così, anche se da un momento all'altro ti aspetti che il coreografo parta per una lettura metateatrale o psicanalitica o sociologica della vicenda; così anche se pian piano ti accorgi che invece no, non sarà, appunto, altro che Biancaneve, non puoi che lasciarti andare al godimento di un lavoro ricco, pensato, immaginifico e toccante, che la scelta musicale, la quale attinge alla struggente malinconia di alcune celebri pagine sinfoniche di Mahler, non fa altro che arricchire e amplificare.
___
Hai assistito a questo spettacolo? Scrivi la tua recensione (max 10 righe). Registrati ed entra a far parte della community di Delteatro.it!
___
di silvia poletti
(18:20 - 03 giu 2009)
Voto utenti:
30/06/2011
Fine famiglia
28/06/2011
La modestia di Spregelburd
27/06/2011
Brilliant Corners
25/06/2011
Attila alla scala
24/06/2011
Povera gente