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16:11 - luned́ 21 maggio 2012


Pornobboy

A Volterra, ogni estate, si celebra il teatro. È un rito laico e struggente, un coinvolgimento emotivo straziante, una festa e un funerale assieme. Ogni estate si torna qua, arrampicandosi su tornanti di una Toscana bellissima e fieramente appartata, per capire le possibilità dell'impossibile: per vedere la compagnia della Fortezza anno dopo anno; per cogliere tensioni, per tastare il polso ad artisti che inseguono percorsi di marginalità eppure fondamentali, per sentire il profumo di poetiche inattese e sorprendenti.

Ci si scontra con spettacoli aspri e scomodi, con arrembanti denunce, con fragorosi tormenti. È il caso di Pornobboy, della compagnia Babilonia Teatri, acida requisitoria sulla pornografia del contemporaneo. Lo spettacolo è una aguzza critica sociale, una disperata ballata sul voyeurismo estremo di un'Italia fatta di guardoni e spacciatori di immagini, di opinioni drogate e inculcate, di cronaca nera che si tramuta in isteria collettiva. Pornobboy si apre con una dedica alle mille "possibilità" dei giornali italiani, fatti di inserti, supplementi, omaggi, regali, raccoglitori, libri: tutti uguali per produrre una poltiglia di notizie da consumare velocemente e indifferentemente, parlando di tutto tranne che di questioni davvero urgenti.

Ecco, allora una infilata di "casi" più o meno recenti, dalla Franzoni a Quattrocchi, da Meredith a Lady Veronica, e tutte le storture e le brutture di una cronaca che scavalla agilmente dal noir al rosa, dallo splatter al salottiero. Ma naturale è parlare della tv, degli approfondimenti morbosi di trasmissioni disgustose e davvero pornografiche. Il bisogno di dettagli, di particolari raccapriccianti, di zoomate implacabili, di testimonianze faziose: ecco il nuovo made in Italy della compagnia veronese. In questo testo che è ritmo e evocazione, gioco verbale fatto di allitterazioni e assonanze, rimandi e sonorità, la realtà è denunciata in tutte le sue banali contraddizioni: è una presa di posizione politica e dignitosa di chi sa di essere dentro un sistema distorto, di chi sa di essere complice, consapevole o meno, di una grande truffa di massa.

Con Pornobboy il gruppo - Valeria Raimondi, Enrico Castellani affiancati in scena da Ilaria Dalle Donne, già apprezzato per le precedenti prove (leggi la recensione di Made in Italy e l'intervista ai due attori) - tocca forse l'apice della propria ricerca recente: qui il percorso si fa ancora più rigoroso e tagliente, asciutto e per nulla indulgente, tanto da travolgere il pubblico e lasciarlo senza fiato. Non c'è un cedimento, semmai un frastornate atto d'accusa che non ha pietà né di chi dice né di chi ascolta.

Dopo aver attaccato mille manifesti (auto)promozionali su un enorme pannello che limita sul fondo la scena - manifesti che riproducono i volti degli attori e il titolo dello spettacolo, quasi a sottolineare l'estremo esibizionismo dei nostri tempi - i tre interpreti si posizionano al centro della scena e qui resteranno immobili sino alla fine. Cominciano a parlare all'unisono, scandendo, quasi urlando ferocemente, battuta dopo battuta, tutto il testo. Solo brevi pause, un respiro, un istante a dividere una "litania" dall'altra; solo un segno delle croce o una inquietante ninna nanna da Zecchino d'Oro a ricordare i tanti anestetici del nostro tempo.

Poi sono le storie, come quella di Eluana, che diventa qui oggetto di un mantra dalle mille declinazioni: Eluana al centro di tutto, usata, sfruttata, denudata, derubata della propria riservatezza in nome di un diritto di cronaca, di un dibattito politico tanto volgare quanto pretestuoso. Le parole di Babilonia sono un'eco di quelle esasperazioni, di quelle volgarità: in dialetto o in italiano, macinano secondo dopo secondo la distanza tra scena e platea. Ed è un attacco senza via di scampo per chi ascolta. Le luci in sala sono accese, gira quasi la testa, ma loro non si fermano. Pornobboy esplode alla fine con una macchina da schiuma, di quelle usate nelle grandi discoteche: un apparato chiaramente fallico, che si gonfia fino a far schizzare sopra le teste degli attori un mare di schiuma bianca, un blob che lentamente invade la scena, inghiotte gli interpreti, lambisce gli spettatori della prima fila. In quel mare affoga il Bel Paese...

Visto al Teatro San Pietro di Volterra

di andrea porcheddu

(09:27 - 27 lug 2009)



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