Al giro di boa dei trent'anni di gloriosa attività Aterballetto incarna le tipiche contraddizioni di chi, in Italia, si avvia in un'avventura artistica e culturale ambiziosa.
Per storia, riconoscimenti, standard, collaborazioni è, di fatto, la "nostra" compagnia di danza nazionale. Non lo è, però, o almeno non fino in fondo, nell'accezione delle istituzioni, né tanto meno del pubblico, che di volta in volta va solleticato, stimolato, ammaliato. In un Paese come il nostro, nel quale la cultura coreografica segue logiche strane e compartimenti stagni, dove prevalgono ancora (e pericolosamente, soprattutto, nelle istituzioni) la logica del divismo taumaturgico o dell'ammicco televisivo contrapposti a snobistici e chiusi sacelli della sperimentazione, cercare di stare "nel mezzo" e insieme portare avanti un progetto colto, di qualità ma allo stesso tempo di giusta divulgazione è fatica di Sisifo.
E allora, per mantenere terreno, quando non addirittura rivelarsi a quegli spettatori diseducati alla bella danza, anche se attratti dal ballo, si inventano joint-venture artistiche di sicuro appeal, per elaborare produzioni dove però, pur concedendo qualcosa alla divulgazione, non si prescinde mai dal concetto di rigore e qualità.
Nasce così un progetto come Certe Notti, incontro artistico fra tre coetanei di grande successo, tutti cresciuti in terra reggiana ed esponenti di spicco dei rispettivi ambiti: il videoartista Angelo Davoli, il coreografo Mauro Bigonzetti e Luciano Ligabue. Filo rosso i testi, le ballate, le poesie del Liga, cantore di un minimalismo sentimentale e biografico da Auster della "bassa" - con le ruvidezze tenere e lo sguardo malinconico e realista di chi "vola piatto" - cui Davoli regala visioni surreali, che da tecnologici schermi ci trasportano in cave di pietra e vecchi complessi industriali - quanti se ne vedono nella pianura - dove creature immerse in nuvole di tulle appaiono come figure oniriche, mentre da parte sua Bigonzetti offre corpo e dinamiche.
Virtuoso della composizione coreografica, che sovrabbonda di idee in una continua fioritura di prese, dinamiche, port de bras che avviluppano i corpi ed esaltano i muscoli, il coreografo traduce il ritmo martellante della musica in pulsioni e scatti, in voli e stop-and-go, in prese complesse e inaspettate. Danze di insieme lasciano spazio ad assoli e duetti che dialogano con le ballate del Liga: nessuna descrizione naturalistica delle situazioni cantate ma piuttosto "ciò che il Liga dice a Bigonzetti" e che l'autore traduce in una danza sempre over-exposed, terribilmente esigente, comunque spettacolare. Ecco, forse quello che sfugge è appunto l'aspetto crepuscolare, notturno, intimista e introspettivo, che invece alcuni testi e umori di Ligabue racchiudono e che sarebbe stato interessante trovare un po' di più anche nello spettacolo. Il quale è esaltato dalla strepitosa generosità dei danzatori di Aterballetto, tutti di una bravura e una capacità di coinvolgimento formidabili, a partire da Stefania Figliossi e Valerio Longo fino a Giulio Pighini, in crescita straordinaria.
Anzi a ben pensarci i veri trionfatori dello spettacolo - che come attesta il trionfo inaugurale agli Arcimboldi di Milano si preannuncia ovunque sold ou t - sono proprio i danzatori di Aterballetto, capaci di mantenere sempre alto il distinguo della bellezza, del rigore e della qualità della danza d'arte e di farne una prerogativa imprescindibile - in attesa delle future prestigiose avventure coreografiche in carnet - anche e soprattutto in una operazione volutamente pop.
Visto al Teatro degli Arcimboldi di Milano
La tournée 2009-2010 dello spettacolo
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di silvia poletti
(14:29 - 14 ott 2009)
chiarapoletti scrive alle 15:58 - sab 12 feb 2011
Agli esterofili certo non piacerà, nemmeno ai razionalisti della danza classica. Una miscela di musical alla Moccia e Dirty Dancing sporcata di balli non proibiti nemmeno alle mamme dei liceali. Degno di nota, e ne diamo merito a Bigonzetti, il tecnicismo del ballo, ineccepibile e superlativo. Quattro monitor ad amplificare l’effetto cinema 3D e una purezza dei buoni sentimenti e dell’amore, che fanno da cornice a diciotto giovani ballerini, tutti bravissimi e caricati di Red Bull. Jeans strappati all’altezza dei glutei, short alla Beverly Hills e canottiere traforate che tuttavia non abbandonano completamente quel tocco di classico grazie ai tutu bianchi di tulle, pomposi e pop tra Cenerentola e High School. Ligabue è ovunque, un repertorio completo di tutti i suoi celebri pezzi comprensivi delle registrazione live con quel tifo da stadio in sottofondo che caricherà di energia anche i più scettici. L’energia pervade ogni nervo corporeo, ad ogni traccia audio che parte. Le parole del Liga risuonano nei decibel del classicismo barocco di un Teatro Alighieri strapieno e gli applausi non mancano. Piacerà e piace, dunque perché l’italiano vince, la poesia di Ligabue parla al cuore universale del volgo. Come ascoltandolo alla Radio, le sue tracce audio si moltiplicano di significati non scontati, diretti e tangibili. Concreti come le immagini che l’AterBalletto ci presenta: una cava di ghiaia, un’area industriale con le cisterne colorate di azzurro come il cielo e bianche come le nuvole che l’uomo sporca di consumismo. Gli ingranaggi, i pistoni, le fabbriche, i fumi, il traffico, la nebbia, la fatica di essere operai, con quelle sue frasi dialettali che non risparmiano espressioni dure come "puttane", "frigorifero" "peli" e "bastardo di un mondo". E tra giochi di luce pastello e metafisica d’immagini, non manca nemmeno l’ironia del non prendersi troppo sul serio, e difatti sorprendiamo questi ballerini anche a recitare in bolognese o a cantare a squarciagola come ragazzi normali, e lo vogliono essere, gridano la loro voglia di esserci così come si è. Rincorrendosi tra maschi e femmine, nell’eterna lotta dell’amore che vince su tutto, pur nella scomoda quotidianità, perché è l’unica salvezza ci dice in fondo il binomio Ligabue-Bigonzetti, che segna il confine tra vivere e sopravvivere, senza aspettare troppo a lungo, quei segni o sogni illusori, di cui ci parlava un secolo fa, Godot.
Voto utenti:
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