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16:17 - luned́ 21 maggio 2012


D'ora in poi (come sarebbe se fosse diverso?)

Il titolo suona come una promessa: d'ora in poi. Per chi, per cosa, vale questa affermazione così forte? Per la nuova strada che Paolo Rossi ha deciso di intraprendere avendo per compagni i giovani di Babygang? La domanda è quasi d'obbligo dopo aver sentito Rossi raccontare a mo' di introduzione allo spettacolo una vicenda personale legata a un'ingiunzione esecutiva ricevuta di recente, che lo diffida ad andare in scena altrimenti scatterà una penale di 400mila euro, che nel linguaggio immaginifico di Rossi corrispondono a 182 bottiglie di gin e 20 grammi di coca al minuto. Lo spettacolo in sé e per sé è ispirato a Luces de bohemia di Ramón del Valle Inclán, ma nel testo di Carolina de la Calle Casanova - non nuova alle riscritture in chiave di derisione contemporanea dei classici - lo spettacolo è solidamente immerso in un senza tempo metaforico, in una terra di nessuno dove tutto è possibile.

È in questo luogo di pazzi scatenati che si snoda la storia di Max Stella, traduzione papale papale del Max Estrella di Del Valle Inclán, il più grande ma anche il più sconosciuto poeta contemporaneo, un ubriacone cieco e malmesso di salute, rimasto senza lavoro, accompagnato ovunque da un amico (lo interpreta Paolo Faroni) che è un po' il cane da guardia dello squinternato Stella. Squinternato lui e squinternata la sua famiglia: ma vivere di poesia e rimanere fedeli a se stessi è impossibile, si sa.

Fra donnine allegre, grandi bevute, o tentativi di bevute, si snoda la storia folle lunga 24 ore di questo artista che ha scelto l'anonimato. Una vita spericolata di suo anche senza essere Steve McQueen, tutta in salita, però, per via di quella follia che hanno solo i pazzi o i bambini. A raccontare del mestiere, come un maestro dei poveri, fra persone che non lo capiscono o che lo deridono. Lontana da me l'idea che Rossi si identifichi nel personaggio, ma certo, a volte, la tentazione sembra forte e talvolta l'autobiografia sia pure stravolta occhieggia fra le parole, e il vecchio cuore anarchico del Nostro pensa che niente valga la libertà di fare come si crede. Lui sta lì a raccontare a quella società di profittatori e di battone, di assatanate e di arrampicatrici che tutto sembra identico, soprattutto quando si vedono i compagni di bohème di un tempo,diventati potenti politici, che credono di comperare tutto con il denaro.

Intendiamoci, D'ora in poi non è un capolavoro, ma non mancano i momenti e le situazioni azzeccate, i tormentoni strappa risate, le soluzioni visive che lasciano il segno fino alla finale "processione", un girotondo disperato che non si sa dove porti e dove Max Stella se ne va per il palcoscenico, trascinando con sé la bara nella quale stava sdraiato all'inizio, quando l'abbiamo trovato morto o forse solo ubriaco. E allora tutto ci appare come un lungo, fagocitante flash back nel quel si ritagliano un posto tutto loro Federico Bonaconza e Valentina Scuderi. Poi c'è lui, Paolo Rossi: non più "little king", con le sue esperienze non sempre facili ma sempre con il suo graffio, la sua comicità feroce, capace, quando è in vena, di trascinare il pubblico. I ragazzi di Babygang lo sanno e in fondo, credo, gliene sono grati.

La tournée 2009-2010 dello spettacolo

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di maria grazia gregori

(15:43 - 21 ott 2009)



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