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12:03 - sabato 04 febbraio 2012


Col piede giusto

In una notte di pioggia, su una strada buia, poco frequentata, un uomo è alla guida della sua auto, reduce da un festeggiamento, in cui ha bevuto un po' troppo, dopo essere stato eletto in Parlamento. Un altro uomo gli sbuca davanti all'improvviso e lui, dopo averlo travolto, fugge senza soccorrerlo.

Questa in breve è la trama di Col piede giusto, pièce che punta il dito su un argomento, purtroppo, di grande attualità, un gesto incivile sempre più frequente nel nostro Paese. Ma cosa succede quando a fuggire è una persona perbene? Un esponente dell'alta borghesia? Un uomo di successo, sposato con figli, con una posizione elevata, un ruolo politico? Per lui tutto diventa negoziabile. Un'azione esecrabile per la maggior parte delle persone, per la "classe dirigente" diventa solo un ostacolo da rimuovere.

In una serie di capovolgimenti di fronti, i quattro protagonisti allestiranno un gioco di strategie e alleanze che metterà in evidenza il fatto che, alla fine, a vincere, oggi, è sempre il più forte. L'importante è riuscire a stare a galla, senza preoccuparsi troppo delle conseguenze e del prezzo da pagare per le proprie azioni.

Il bravo Simone Colombari è Bruno, il responsabile dell'incidente. Appena eletto deputato, cercherà in tutti i modi di non perdere ciò che ha ottenuto, anche se non è felice di ciò che è, né di ciò che ha e che mantiene per convenienza, soprattutto il matrimonio con Anna (Eleonora Ivone), figlia di un potente senatore. Non c'è passione nella sua esistenza. Bruno si è adeguato al potere del ricco suocero, alle regole della famiglia, mettendo i suoi sogni nel cassetto. Per questo, nonostante non sia stato visto da nessuno, fa contattare da un avvocato senza scrupoli suo amico (un brillante Blas Roca Rey), la vedova (Amanda Sandrelli), donna cinica, aggressiva, poco colta e un po' sguaiata, per offrirle un risarcimento. Lei prima rifiuta, poi accetta. Perché anche i valori e i sentimenti hanno un prezzo. È dentro queste regole, in cui il concetto di legalità è sottilmente dribblato, che si insinua il male. Un male silenzioso, che arriva a coprire ogni cosa.

Il testo, scritto e diretto da Angelo Longoni, è un esplicito atto d'accusa. Non è nuovo Longoni ad affrontare tematiche sociali (con Naja aveva trattato il tema del suicidio nelle caserme, con Bravi ragazzi la violenza giovanile, con Bruciati la gioventù che si autodistrugge nel disagio), ma lo fa con quella dose di cinismo che consente alla storia di non sfociare mai nel dramma, quanto piuttosto nell'analisi ironica dei lati peggiori dei nostri comportamenti, ai quali sembriamo sempre più rassegnarci. Il filone drammaturgico segue dunque lo schema della tradizionale commedia all'italiana, affrontando temi come l'arrivismo, l'avidità, l'invidia, il potere, le differenze di classe, la carenza di valori, la totale assenza di senso civico, ma con il sorriso sulle labbra.

I personaggi in scena sono quattro, bravi nel rendere i caratteri dei protagonisti, soprattutto quello della vedova Elena, una coatta romana, interpretata da una convincente Amanda Sandrelli, che ne esagera gli atteggiamenti per accentuare la diversità sociale nei modi, proprio perché negli atteggiamenti invece, tutti, sia vittime sia carnefici, si preoccupano solo dei propri interessi. La mancanza di responsabilità e di etica non appartiene a una classe sociale in particolare: è la sola cosa, negativa, che unisce tutti. In un ambiente contaminato, anche la persona più onesta si lascia traviare. Se inizialmente si parteggia per Elena, che ha subito il torto, ci si ricrede quando davanti ai soldi scende a discutibili compromessi; non assolviamo il deputato, onesto solo a parole; né Anna, l'amorevole moglie, astuta manipolatrice, abituata a vincere; mentre da subito risulta cinico e arrivista Silvio, l'amico avvocato.

La scena, fissa, gioca sulle raffinate tonalità del bianco, che stridono col tono acceso della vicenda. I cambi di scena e luogo sono scanditi dai soli cambi di luce. Anche il titolo della pièce ha un significato preciso. Partire bene - col piede giusto - può infatti fare la differenza. E farla franca - questa è l'amara sentenza - è l'unica cosa che conta.

Visto al Teatro Sab Babila di Milano

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di antonella fassi

(17:00 - 17 Nov 2009)



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