"Tu chiamalo, se vuoi, teatro ragazzi"... Forse per temi o per stili, dovremmo destinare uno spettacolo pluripremiato come I paladini di Francia (Premio della Critica ed Eolo Awards 2009) a un pubblico di decenni. Certo, anche i ragazzi si divertono - e molto - con questo lavoro diretto da un Enzo Toma in stato di grazia e scritto con intelligente verve da Francesco Niccolini. Ma qui si tratta di bel teatro, punto e basta, indipendentemente dall'età dello spettatore. Ci si diverte, si ride e ci si commuove assistendo a questo lavoro che mescola le astruse vicende dei paladini con i pupi siciliani, mette assieme Totò, Pasolini, Ninetto Davoli con Orlando, Bradamante e Astolfo.
Già Armando Punzo, con la Compagnia della Fortezza, aveva messo in scena l'Orlando Furioso di Ariosto in un labirinto ligneo che invadeva il cortile del carcere di Volterra, affidando il testo ai detenuti attori che indossavano costumi evocanti il posticcio mondo dei Pupi. Ma qui Niccolini e Toma vanno oltre: incastonano il tutto in uno struggente omaggio a Cosa sono le nuvole di Pier Paolo Pasolini, dove gli attori-pupi allestivano un popolarissimo Otello, e danno vita ad un teatrino magico in cui gli interpreti si muovono e combattono davvero come se fossero guidati dai fili del puparo. I costumi-armature (disegnati con grande fantasia assieme alle scene da Iole Cilento) sono appesi ai due lati del palcoscenico, vengono indossati a vista dagli attori, in calzamaglia nera e truccati in modo raffinato. Poi, con un effetto che sembra davvero "magia" uno di loro si stacca e comincia a muoversi.
È Orlando, che racconta la sua storia: ma in romanesco, ché ciascuno di questi "eroi" parla un dialetto delle tante regioni d'Italia. E dunque Astolfo sarà napoletano; Ferrau, ovviamente, parlerà sardo; il pastore sarà marchigiano e così via. Le gesta, insomma, tornano ad essere popolari, immediate, vere: anche perché raccontano non solo di amore e morte, ma anche e soprattutto della follia della guerra, delle tante marionette mandate al massacro allora a Roncisvalle oggi in Iraq o Afghanistan. Si muore per l'onore, si muore per la follia di invisibili pupari che tengono le fila di vite considerate di troppo poco valore per essere rispettate. Lo spettacolo ha momenti di struggente bellezza, di travolgente comicità, di colte intuizioni: è un gioco di rimandi e citazioni, evoca Amleto o Riccardo III, le canzonette come il teatro d'Opera (Angelica è una cinese proprio come Madama Butterfly), e il viaggio d'Astolfo sulla luna è una poetica e semplicissima invenzione tutta teatrale che incanta. La meraviglia, dunque: ecco una categoria che il borghese pubblico adulto italiano sembra aver perso, e che invece è ancora viva, nonostante tutto, nei nostri ragazzi. Per quanto la nostra gioventù sia corrotta da Maria de Filippi o dai Grandi fratelli, per quanto i ragazzi parlino e scrivano al massimo come in un sms, c'è ancora qualcuno che ingenuamente, delicatamente, sa meravigliarsi. E qui gli adulti, come quei ragazzi, ritrovano lo stupore, la meraviglia appunto, che incanta.
A dar vita - è il caso di dirlo - ai pupi sono quattro straordinari interpreti che si cambiano ruolo e armature: indossati gli elmi fatti di forchette o pentole, gli scudi di latta e inforcato un cavallo di cartapesta, Silvia Ricciardelli, Antonella Iallorenzi, Carlo Durante, Fabio Tinellasono incredibili per camaleontismo vocale e tecnica corporea. La chiusura, dopo il racconto aspro e disperato della battaglia, ha il tono struggente del film di Pasolini: si sente la nitida voce di Domenico Modugno che canta, mentre le marionette - come cadaveri ormai al suolo - tornano a guardare le nuvole, la "straziante meravigliosa bellezza del creato".
Visto ai Cantieri Teatrali Koreja, I Paladini di Francia ha raccolto meritatissimi applausi.
La tournée 2009-2010 dello spettacolo
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di andrea porcheddu
(17:57 - 25 Nov 2009)
Voto utenti:
30/06/2011
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