Proibito durante la vita di Lorca, che lo lesse solamente ai suoi amici più cari nel 1936 poco prima di essere ucciso dai falangisti di Francisco Franco, La casa di Bernarda Alba è l'ultimo testo scritto dal grande poeta spagnolo di cui proprio in questi tempi si va cercando la salma dentro le fosse comuni dove sono stati gettati i corpi senza nome delle vittime della guerre civile. Un modo per tributare a uno dei maggiori poeti spagnoli di tutti i tempi quegli onori che in vita non ebbe anche per scelte politiche e personali discusse e perseguitate da una società reazionaria come quella spagnola di quegli anni.
Scelte sessuali nascoste e rivelate solo attraverso le poesie e nello straordinario El publico, testo che fu non solo proibito in Spagna ai tempi della dittatura, ma attorno al quale la famiglia di Lorca eresse come un muro di silenzio, squarciato negli anni Ottanta dalla prima mondiale avvenuta a Milano con la regia di Lluís Pasqual proprio al Teatro Studio e da lì rimbalzato in patria. Il regista di quel lontano lavoro presenta in questi giorni nello stesso teatro La casa di Bernarda Alba, uno spettacolo formidabile per un testo interamente pensato al femminile come un manifesto dell'oppressione di un società violentemente maschilista . Immaginarsi quando, come in questo caso, chi gestisce la repressione diventando allo stesso tempo vittima e carnefice di se stessa è una donna, Bernarda Alba, rimasta vedova due volte, sola con cinque figlie, con le quali si rinchiude in casa per un lutto stretto che durerà otto anni.
Un mondo femminile che vive la casa come un sepolcro, costretto a rinunciare alle pulsioni sessuali che ne condizionano i caratteri sconciati dall'angoscia, rinnegando se stesse e i propri desideri in una discesa all'inferno sconvolgente, di cui Lorca mette in evidenza con altrettanta violenza le pulsioni più segrete, i più riposti pensieri, la dannazione di un desiderio sessuale che non trova scampo. Solo la maggiore fra le cinque ragazze, Angustias, potrebbe sposarsi perché è l'unica ad avere una dote. Ma il suo giovane e prestante fidanzato, concupito da tutte, in realtà ama la più giovane delle sorelle , Adela, che preferirà uccidersi piuttosto che rinunciare a lui.
Con una regia perfetta, Pasqual scava nei caratteri e nei sentimenti di questa donne andando ben oltre al melodramma per darci un documento storico della Spagna di allora così come la raffigurava l'autore. E ambienta la storia tragica di queste donne sole in una casa posta al centro dell'elisse del Teatro Studio, dentro la quale come dei voyeurs gli spettatori, situati ai due lati della casa, osservano ciò che avviene coinvolti nella vicenda che precipita sotto i loro occhi. Le pareti sipario di candida garza si alzano talvolta per mostrarci l'interno di quelle stanze dove vive Bernarda Alba, che Núria Espert, la più grande attrice spagnola vivente, interpreta mirabilmente fra scatti d'ira e una legnosità senza tenerezza. Qui appaiono come corvi per la cerimonia funebre un gran manipolo di donne nerovestite che invocano, pregano, cantano. Qui ci si odia, ci si ama, si sfiora la pazzia, sotto lo sguardo umanamente consapevole della governante di casa e di una cameriera (Rosa Maria Sardà e Teresa Lozano) che non capiscono tanto accanimento. Ma la fine è tragica, senza scampo. Uno spettacolo emozionante, che onora il grande Federico.
___
Hai assistito a questo spettacolo? Scrivi la tua recensione (max 10 righe). Registrati ed entra a far parte della community di Delteatro.it!
___
di maria grazia gregori
(11:03 - 10 nov 2009)
luisamas scrive alle 10:34 - mer 11 nov 2009
Una sola parola: fantastico! Ho visto lo spettacolo a Barcellona, al Teatre Nacional de Catalunya e ne sono rimasta affascinata. Ho avuto il privilegio di poter vedere recitare le migliori attrici di Spagna (peraltro al costo di soli 14€, cosa che in Italia non ce la possiamo neanche immaginare!) e mi è rimasto il ricordo di un'opera che ti prende il cuore e di una realizzazione magistrale.
Elfopuck scrive alle 23:36 - mar 10 nov 2009
Spettacolo splendido. Pasqual fa rivivere il grande poeta spagnolo con mirabile equilibrio: in una calda atmosfera mediterranea, ironia, tenerezza e strazio tragicamente si bilanciano così come accade alle numerose e bravissime attrici in scena, come in un gioco di bilanceri. Indimenticabili il coro iniziale e il duetto tra Bernarda e la governante, interpretate da Nuria Espert e Rosa Maria Sardà di eccezionale bravura.
Voto utenti:
30/06/2011
Fine famiglia
28/06/2011
La modestia di Spregelburd
27/06/2011
Brilliant Corners
25/06/2011
Attila alla scala
24/06/2011
Povera gente