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14:41 - venerd́ 10 febbraio 2012


La piccola volpe astuta

Con questa recensione, Gherardo Vitali Rosati comincia la sua collaborazione con Delteatro.it

Non capita spesso di vedere un soprano cantare a quattro zampe. Ma per l'inaugurazione del Maggio Musicale Fiorentino i cantanti de La piccola volpe astuta hanno eseguito le non facili arie di Leoš Janáček - nella complicatissima lingua cèca - imitando con divertita precisione le naturali movenze degli animali del bosco.

Ecco allora che la volpe dell'ottima Isabel Bayrakdarian si gratta diligentemente le zampe, muove la coda e arriccia baffi, senza per questo distrarsi dai suoi ripidi acuti. E se un'opera non certo nota al pubblico fiorentino - mai rappresentata in città - ha saputo conquistare una platea gremita anche di bambini, sarà merito del perfetto connubio fra la travolgente direzione d'orchestra di Seiji Ozawa e la regia divertita del creativo Laurent Pelly. Che hanno saputo restituire tutti i contrasti presenti nella tragica fiaba della Volpe astuta.

Un'opera filosofica e ricca di una profonda simbologia che il compositore moravo scrisse alle soglie dei settant'anni, dopo il successo ottenuto con Jenůfa. Da anni si dedicava ad ascoltare i rumori della natura, cui consacrò anche alcuni saggi, e quando nel 1921 conobbe il romanzo di Rudolf Těsnohlídek decise di musicare le storie della volpe Bystrouška (in cèco: "astuta"). Che associa alla tradizionale furbizia e malignità, atteggiamenti e pensieri positivi: caccia un tasso dalla propria tana, ma sa anche innamorarsi e mettere al mondo una numerosa cucciolata. Tanto che quando muore per il colpo di fucile sparatole dal venditore di polli Harasta, l'opera non subisce un arresto, ma la musica continua come a sottolineare il naturale ciclo della vita. E si segue ancora la storia del guardiacaccia, che non a caso finirà per incontrare una piccola volpe proprio uguale a Bystrouška.

A Firenze la storia assume i variopinti colori dei costumi di Pelly, che ben dialogano con il realismo della scenografia di Barbara de Limburg Stirum. I cantanti si muovono su reali fili d'erba ma con i loro travestimenti somigliano più agli animali delle favole che a quelli della natura. I colori, ora accesi ora foschi - esaltati dalle suggestive luci di Peter van Praet - sanno assecondare il carattere dell'opera, dove gioia e dolore sembrano destinati a coesistere.

Con la sicura direzione di Ozawa, l'orchestra sa restituire fluidamente le mutevoli sonorità delle melodie di Janáček. Che vanno dai gioiosi cori dei volpacchiotti - i Ragazzi Cantori della Città di Firenze, diretti da Marisol Carballo - alla meste arie del tasso - Kevin Langan. La piccola volpe astuta risulta allora un piccolo gioiello. Merito anche del cast d'eccezione fra cui spicca, oltre alla già citata Bayrakdarian, Quinn Kelsey, interprete del protagonista umano della vicenda, il guardiacaccia. Il bravo e corpulento baritono hawaiano incarna con semplice realismo quest'uomo rozzo ma anche estremamente profondo.

Visto al Teatro Comunale di Firenze

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di Gherardo Vitali Rosati

(13:48 - 18 Nov 2009)



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