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05:11 - giovedì 24 maggio 2012


The Basement - La stanza

Ancora a proposito di Pinter: il bell'omaggio che il Css di Udine ha dedicato all'autore e attore inglese, di cui si è giàparlato, offre ulteriori stimoli di riflessione. Il progetto, ben ideato da Roberto Canziani, non ha voluto solo sottrarre Pinter al Pinteresque, ossia a quel "clima" - generalmente violento e avviluppato in spirali di tensione - che ha spesso contraddistinto le messeinscena dei testi dell'inglese anche in Italia, ma anche di far incontrare la produzione drammaturgica pinteriana a gruppi e artisti che non vi si erano mai o quasi cimentati.

Allora, nel ricco programma di Udine, ci si imbatte in spettacoli diversissimi tra loro per afflato e realizzazione, ma accumunati da qualità strutturale e felicità nell'esito scenico. Da sottolineare, tra questi, sicuramente The Basement/Il seminterrato, testo ancora inedito per l'Italia, che Rita Maffei (punta di diamante del Css) ha voluto ambientare in una sorta di studio televisivo (con un approccio che potrebbe far pensare al Big Art Group), con sapiente uso a vista di videocamere, schermi sparsi ovunque e ripresa in diretta delle vicende sentimentali e coabitative dei tre protagonisti.

Ben interpretato da Gabriele Benedetti, Alessandro Genovesi e Angelica Leo, il gioco qui è quello di un "tradimento" in atto, e le telecamere entrano nei primi piani creando una narrazione altra, non priva di ironia. Certo, il testo sembra fragile, ossia prevedibile, nella sostanza: in un giorno di pioggia, un uomo suona alla porta di un vecchio amico. Questi lo accoglie con piacere ma con sorpresa. L'uomo ha con sé una donna e i due si sistemeranno nella piccola casa dell'amico. Ovviamente - in un continuo oscillare di tempi e stagioni, di arredamento e situazioni - tra la donna e l'amico inizierà una storia. E, nel finale, tutto sembra poter ricominciare a ruoli invertiti: insomma, chi ha tradito? Nella lettura di Maffei, tutto si trasforma in una straniante e surreale partita a scacchi con copule e cambi scena a vista, in cui non si sa bene chi tenga le redini, chi stia manipolando chi: forse quella ragazza taciturna, o il padrone di casa apparentemente sprovveduto, o forse quell'amico dal passato fascinoso e misterioso. The basement, così, acquista corpo e sostanza svelandosi, possiamo supporre, come intrigante prodromo o sorta di "studio" per altri e più fortunati testi su tema simile scritti da Pinter.

Teatrino Giullare, invece, si è confrontato con La Stanza, lavoro del '57 (messo anche in film da Robert Altman) non molto dissimile per tema e ambientazione, quasi che si sia passati dal seminterrato al primo piano dello stesso stabile, a sottolineare - laddove ce ne fosse bisogno - l'importanza delle "ambientazioni", o meglio dire degli "ambienti umani" nell'opera dell'inglese. La stanza, dunque: oggi diremo monolocale, camera con angolo cottura. Una donna con un uomo, lei probabilmente la madre di lui. Vivono lì, in quel piccolissimo spazio e lei ne è fiera: ci sta bene, lo ripete continuamente. Meglio in quella stanza che non nel seminterrato. Teatrino Giullare opta per una struttura che evoca il teatro dei burattini, verticale e chiusa, con una apertura-boccascena in alto. I due interpreti, fedeli alla loro poetica e all'uso di oggetti di un originalissimo teatro di figura, spingono su uno straniamento capace di rendere tutto "fuori misura", grazie all'uso di bellissime maschere inquietanti che celano i volti e creano sottili distorsioni sensoriali nello spettatore. I due interpreti si moltiplicano dando voce a tutte le ambigue figure che ruotano attorno a quella stanza: il padrone di casa, due strani visitatori e infine il misterioso inquilino del seminterrato. Nella cupa e impalpabile vicenda, la tensione è tutta in quella claustrofobia morbosa, in quei corpi massicci e apparentemente giganteschi, in quell'affanno che contraddistingue tutti. E il tragico epilogo, allora, è sviluppo naturale delle tante, oscure perversioni private.

di andrea porcheddu

(23:06 - 14 dic 2009)



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