Boris Vian, chi era costui? Questo "dilettante di successo" è stato musicista, compositore, giornalista, critico, scrittore, poeta, traduttore, pamphlettista, e ovviamente patafisico. Situazionista ante-litteram (andò a farsi due uova al tegamino sulla fiamma eterna del milite ignoto), animatore instancabile della vita culturale e musicale parigina del dopoguerra, Vian è stato stroncato da un infarto, nel 1959, a soli 39 anni: si dice che l'attacco gli venne dopo aver assistito allo scempio che un regista di cinema fece del suo celebre romanzo Sputerò sulle vostre tombe.
Eppure Vian ha lasciato un senso - o forse molteplici segni - anche come drammaturgo. Va detto che la sua opera è oggetto soprattutto di versioni "amatoriali": ma quella drammaturgia si presta ancora alla scena per il ritmo freschissimo, per la volontà dissacratoria, per quell'ambientazione tra il realismo e il surrealismo che sposta continuamente il baricentro dell'azione. Certo, Vian è profondamente legato al milieu, al clima storico-politico, a quella Francia (o a quella Parigi) che pulsava di jazz ed esistenzialismo, di tensioni internazionali e grandeur (già) vacillante per la guerra d'Algeria e per l'Indocina.
Ma lui, da jazzista anomalo qual era, sa cogliere la frenesia di tensioni sociali e culturali, tramutandole in un be-bop artistico in cui la presenza fisica era forma di lotta (proto)militante, di impegno sociale declinato con un sorriso malandrino, con un disincanto guascone, con l'irriverenza di chi non si prende troppo sul serio. Per questo, la feroce ironia, la tagliente satira con cui guardava al mondo che lo circondava, fanno di Vian un artista ancora assolutamente intrigante: ed è per questo, allora, che merita l'omaggio attribuito - a cinquanta anni dalla morte - dal Teatro Due di Parma. Una mostra (Bison Ravi, in collaborazione con la Fond'Action Vian di Parigi), un film (La vie jazz, di Philippe Kohly), concerti, incontri (anche con Claude Abadie, direttore dell'orchestra in cui suonava la tromba Vian).
E, ovviamente, uno spettacolo: Generali a Merenda. Scritto nel 1951, questo lavoro è una precisa, millimetrica, feroce dissacrazione del militarismo francese. Un attacco alla politica e al mito di De Gaulle, ma non solo: Vian tesse la geniale parodia della inettitudine infantile, della grottesca stupidità del mondo militare piegato dal volere di un primo ministro faccendiere e arruffone. Satira sul cinismo della politica e sulla irresponsabilità dei militari, Generali a Merenda mostra soldati che sono bambinoni vittime di madri onnipresenti, pavidi, pigri, che vanno in guerra solo per "obbedire" all'ordine ricevuto, ma solo dopo aver accuratamente avuto l'approvazione della Chiesa.
L'idiozia di tutto e tutti esplode in scena come una incontrollabile vertigine. Nella regia di Walter Le Moli e Caroline Chaniolleau, lo spettacolo diventa un gioco attorale, una corsa folle che attraversa surrealtà e nonsense, strizzando l'occhio a Feydeau, a Jarry, a Courteline o Labiche ma anche a Jacques Tati o a Louis de Funès. Un enorme ritratto del fascistissimo maresciallo Pétain - rimpianto e omaggiato dai grotteschi personaggi - domina la scena, fatta di elementi concreti (un divano, una porta, un armadio...) ma un po' fuori misura, un po' sghemba, quasi come in un teatrino d'antan. Qui si muovono gli attori, chiamati anche a doppi ruoli: tengono bene il ritmo, a partire dal protagonista, il "bamboccione" generale Audubon Wilson (bravo Massimiliano Sbarsi), sballottato dal primo ministro subdolo e pomposo (Alessandro Averone) e dalla madre (un impettito Massimiliano Sozzi) e accompagnato da un rutilante e sbrindellatto stato maggiore. La guerra, farsaccia inutile e noiosa, si risolve in una lunga stasi da ingannare facendo stupidi giochini: ma la finanza può ripartire, il politico è contento. Quanto ai generali: si elimineranno in una simpatica quanto ottusa roulette russa...
Non tutto, nel testo, ha l'efficacia che supponiamo potesse avere nell'anno di stesura, non tutte le battute colgono nel segno, pagando anzi il dazio di una avvertibile distanza temporale, ma questo Generali a Merenda ha il merito di rimandare a quella temperie, di restituire la parola al genio di Vian. A completare il cast, affiatato e di livello: Federica Bognetti, Paola De Crescenzo, Luca Nucera, Gian Luca Parma, Antonio Tintis, Nanni Tormen. Applausi divertiti del pubblico.
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di andrea porcheddu
(13:22 - 26 gen 2010)
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