Per uno come Massimo Schuster, che ha avuto il coraggio di ridurre per i suoi burattini niente meno che il Mahabharata, fluviale poema epico indiano, cosa volete che sia affrontare l'Otello di Shakespeare con la sola collaborazione di un pugno di teste di legno, sia pur (magistralmente) scolpite da Nino Cuticchio ed Enzo Moavero? Per riuscire nell'impresa era però indispensabile un controcanto, che giustificasse la riduzione a due soli protagonisti (gli Otello & Iago del titolo). Ecco dunque comparire accanto al burattinaio milanese che ha fondato in Francia il Théatre de L'Arc-en-Terre la brava Alessandra Bedino, attrice e regista di formazione "tradizionale", che dona voce e corpo a vari personaggi del dramma, soprattutto a uno Iago che appare estremamente familiare nel suo atteggiamento piccolo-borghese, con tanto di fazzoletto verde nel taschino (e chi la vuol capire...)
Lui, Schuster è invece il Moro monumentale, che ci appare ricoperto solo da un caftano nero, calvo ma dal viso incorniciato da una lunga e ieratica barba, simbolo forse di saggezza ma certo non di avvedutezza, data la facilità con la quale si adagia ingenuamente nella rete tesa per lui dall'alfiere, suo inconsapevole complice.
Tutta la nota vicenda è ripercorsa in circa un'ora di avvincente spettacolo, che alterna cabaret e dramma grazie a una scansione per highlight, i momenti topici del racconto. A cominciare dal drammatico dialogo che prelude l'assassinio di Desdemona, ridotta a una bionda testa lignea avvolta da una candida sciarpa, la stessa che Otello stringe fino al parossismo nell'atto senza ritorno del soffocamento, mentre le assesta un lungo interminabile bacio di morte.
Fra le molte possibili riletture che l'opera di Shakespeare ha conosciuto nei secoli, Schuster sceglie quella certamente più attuale, ma non necessariamente la più affascinante. Otello è il "negro" che ha fatto fortuna mettendosi al servizio dei "bianchi". Per questo Iago (che incolpa volgarmente il Moro di averlo anche reso becco) lo detesta a morte, accomunando nel suo cieco disegno di rivalsa l'incolpevole Desdemona, l'ingenuo Cassio, l'ottuso Roderigo, il vile Brabanzio e la povera moglie Emilia, il cui assassinio a sangue freddo viene solo rievocato sotto finale.
Qui Iago diventa padrone assoluto non solo della scena ma anche del senso della pièce, grazie all'efficace similitudine del giardino, che l'astuto servitore cura con maniacale attenzione per tutto il corso del racconto, infischiandosene di qualunque morale. Nessuna morale è infatti possibile quando ogni sentimento di umana tolleranza sia perduto, quando l'invidia, troppo a lungo trattenuta, di un perfetto uomo qualunque esonda gli argini del bene, tracimando nella vasta pianura (padana) dell'odio.
Otello & Iago, che ha fatto il suo debutto nel settembre scorso al festival di Charleville-Mézières (venendo recitato in francese) è stato coprodotto dal Teatro del Buratto, che lo ha inserito nell'ambito del festival IF Immagine & Figura, giunto alla terza edizione. Le repliche - una volta tanto - sono adeguate nel numero, protraendosi fino al 24 gennaio. Il 4 e 5 febbraio lo spettacolo andrà in scena al Pietro Aretino di Arezzo.
Visto al Teatro Verdi di Milano
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di enzo fragassi
(16:48 - 13 gen 2010)
Voto utenti:
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