Arianna Scommegna, straordinaria attrice trentaseienne sulla cresta dell'onda, riporta a casa la Cleopatràs di Giovanni Testori. La riporta a casa restituendole i suoi accenti lombardi, dopo che a interpretarla era stato un raffinatissimo attore fiorentino come Sandro Lombardi. La riporta a casa restituendole la sua natura ferinamente femminile, che Lombardi aveva sublimato in un'alta stilizzazione, del tutto priva di connotazioni sessuali. E la riporta a casa in un teatro della più estrema e desolata periferia milanese, una periferia che è al capo opposto da quelle testoriane, ma che sarebbe ugualmente piaciuta allo scrittore di Novate.
Affrontando il primo dei Tre lai, i folgoranti lamenti funebri di tre donne sul cadavere dell'amato, che Testori scrisse pochi mesi prima della morte, la Scommegna realizza una incontenibile performance linguistica, prima ancora che vocale. A questa regina di un Egitto brianzolo di industriette e superstrade attribuisce una parlata bassa, arrochita, plebea, la parlata dura e gutturale di una popolana che ha cercato nei soldi il riscatto dalla sua condizione, e ora, al termine dei suoi giorni, non sa più cosa farsene dei suoi averi. È una recitazione che prende a tratti la volgarità del gergo di una prostituta, e a tratti si carica di una dolcezza quasi infantile.
Diretta da una vecchia volpe come Gigi Dall'Aglio, accompagnata da una violoncellista che conferisce alle sue asprezze verbali una tenue cadenza musicale, spinta talora fino al canto, la Scommegna sembra giocare a suo piacimento con le rime testoriane, ne spezza il ritmo, lo scompone e lo ricompone: ora accelera furiosamente, correndo come a perdifiato, ora frena all'improvviso lasciando che l'eco sospesa delle parole si mescoli a lunghissimi silenzi. A volte lascia che il testo scorra via così, quasi trasformato in puro suono, altre volte invece ne illumina imprevedibilmente dei singoli versi, delle singole frasi, raggiungendo insondabili profondità.
È tanto brava, la Scommegna, che in certi momenti si rischia di ascoltare solo lei e non il testo, e questo sarebbe un limite, perché la Cleopatràsè un'opera di incommensurabile bellezza, una delle più grandi di Testori: ogni volta si resta stupiti dalla forza e dalla struggente purezza di questo inno ai piccoli piaceri della vita - le pattinate dell'Antonio sul lago del Segrino, i "torronzini / che ‘taccavo in sull'albero/ carco de stelle/ de belè e de belini" - scritto da un autore che la vita per anni l'aveva negata e maledetta, e la riassaporava a pochi passi dalla fine. Ma il suo senso poetico, per altra via, arriva lo stesso, risale dal corpo e dalle viscere dell'attrice, e ti cade addosso con un'intensità che mette i brividi.
Visto al Teatro Ringhiera di Milano
___
Hai assistito a questo spettacolo? Scrivi la tua recensione (max 10 righe). Registrati ed entra a far parte della community di Delteatro.it!
___
di renato palazzi
(16:55 - 25 feb 2010)
Voto utenti:
30/06/2011
Fine famiglia
28/06/2011
La modestia di Spregelburd
27/06/2011
Brilliant Corners
25/06/2011
Attila alla scala
24/06/2011
Povera gente