Alfredo Traps (Gianmarco Tognazzi), rappresentante di tessuti in viaggio di lavoro in Svizzera, è costretto a fermarsi perché la sua Jaguar rossa è in panne. Chiede aiuto alla casa più vicina, dove viene ospitato dal vecchio giudice Werge (Giovanni Argante), che grazie all'affascinante nipote Sabine (Lydia Giordano) lo convincerà a passare la serata con lui e due suoi amici, il signor Zorn (Bruno Armando), un pubblico ministero, e il signor Kummer (Lombardo Fornaia), un avvocato, entrambi in pensione. Il loro passatempo preferito è quello di ricelebrare i più famosi processi storici come quello a Socrate, a Gesù, a Dreyfus.
A poco a poco, raccontando le vicende della sua vita, anche Traps viene coinvolto in questo gioco - apparentemente innocuo ma in realtà diabolico - fino a diventarne imputato. La pièce è tratta dal racconto di Friedrich Dürrenmatt del 1957 - adattato da Edoardo Erba prendendo spunto dalla traduzione di Italo Alighiero Chiusano e diretta da Armando Pugliese - ed Ettore Scola ne ha fatto un film, La più bella serata della mia vita (1972), con Alberto Sordi.
Durante la cena, cucinata dall'ex boia Pilet (Franz Cantalupo), tra una gustosa portata e l'altra - il prelibato menu è stato riscritto con i suggerimenti dell'esperto di cucina internazionale Luciano Ravasio - tra una bottiglia di vino e l'altra, Traps si ritrova imputato in un vero e proprio processo e il gioco diventa realtà: ammettendo il suo rancore per l'ex principale Cygax e confessando di essere stato l'amante della sua giovane moglie, Traps scopre a poco a poco di aver procurato un infarto letale al suo capo, avvertendolo anonimamente delle avventure amorose della sua signora. Prendendo il suo posto in azienda, la sua fortuna economica decolla. Il delitto è frutto di una mente innocente, forse solo inconsapevolmente cattiva; ma quando durante il "processo" gli si fa notare il delitto commesso, il ricordo riemerge in tutta la sua gravità. Traps si trova di fronte alla prova della sua colpevolezza e si autoinfligge la condanna a morte, che i commensali gli comminano per gioco, impiccandosi.
Per Dürrenmatt, quindi, siamo tutti colpevoli: ogni uomo, direttamente o indirettamente, porta con sé gravi colpe; abbiamo tutti qualche peccato da espiare o un segreto da rivelare prima o poi ma i meccanismi giudiziari e investigativi dello Stato spesso sono incapaci di giungere alla verità. Talvolta infatti, ed è il caso di Alfredo Traps, alcuni comportamenti negativi, non vengono percepiti come "colpevoli" dalla giustizia: in effetti quello del protagonista della pièce non è un vero e proprio delitto, l'infarto di Cygax è il frutto di una mente solo inconsapevolmente cattiva; nel protagonista il senso di colpa non emerge fino a quando una coscienza estranea non lo porta alla confessione.
Il sottotitolo dello spettacolo ne riprende la battuta finale, emblematica dell'umorismo noir di Dürrenmatt. Dopo che Alfredo Traps si è tolto la vita, il giudice Werge dice infatti: "Che peccato! Ci ha rovinato la notte più bella della nostra vita".
La regia di Armando Pugliese è in perfetta sintonia con il testo, sottolineando ironicamente gli aspetti grotteschi e paradossali dei personaggi. Gianmarco Tognazzi sa rendere bene la mediocrità e l'insicurezza di Traps travestite da superbia; spavaldo all'inizio, remissivo e disperato alla fine. Attorno a lui, tutta la compagnia offre un'ottima prova. Fra gli interpreti, spiccano Bruno Armando e Roberto Tesconi, che interpretano brillantemente il pubblico ministero e l'avvocato difensore. Andrea Taddei sfrutta al massimo lo spazio scenico, occupandolo con un impianto massiccio ma essenziale, che ricrea nel primo atto la sala da pranzo, per trasformarsi in tribunale nel secondo.
Visto al Teatro San Babila di Milano
La tournée 2010 dello spettacolo
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di antonella fassi
(16:44 - 17 mar 2010)
Voto utenti:
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