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08:13 - domenica 01 agosto 2010


L'oro di Napoli

L'oro di Napoli è un affresco della verve partenopea, che Vittorio De Sica ha portato sul grande schermo nel 1954, con la sceneggiatura di Cesare Zavattini e attori del calibro di Eduardo De Filippo, Totò, Sophia Loren e Silvana Mangano. Lo spunto, come per il film, è tratto dai racconti di Giuseppe Marotta, che rendono benissimo l'anima e la "filosofia" del popolo partenopeo.

Questa volta, a farne una pièce teatrale, ci pensa il napoletano doc Armando Pugliese, che oltre all'adattamento, insieme a Gianfelice Imparato, ne cura anche la regia. Rispetto al film, nella versione teatrale viene ripresa solo in parte la suddivisione in episodi, alcuni vengono affrontati da una prospettiva nuova, altri ancora sono inediti. Non viene meno però la volontà, già negli intenti di De Sica, di restituire agli spettatori uno spaccato di questo "oro". L'oro inteso come la sua gente, ricca o povera, felice o disperata, in grado di adattarsi e inventare nuovi modi per sopravvivere di giorno in giorno grazie alla fantasia e alla pazienza.

Sono le vicende personali le vere protagoniste. Uno dei tanti palazzi di cui pullula il centro storico di Napoli diventa spazio fisico e contemporaneamente metafora della vita a Napoli, mosaico di personaggi - la procace pizzaiola, gli incalliti giocatori al lotto, la prostituta, il maestro del "pernacchio", il guappo, che parlandosi nell'androne, nelle scale, in strada, rivelano malinconia, tristezza, a volte furbizia, ma mai negatività.

I protagonisti dei sei episodi - Trent'anni, diconsi trenta, Gente nel vicolo, La gente di Napoli, I giocatori, Personaggi in busta chiusa, Don Ersilio Miccio vendeva saggezza - sono destinati a non sfiorarsi mai, eppure si incontrano sullo stesso palco grazie a un uso mirabile del montaggio incrociato, che regala ritmo e compattezza all'alternarsi di tempi e situazioni da cui emergono le note più grottesche e divertenti della tradizione popolare partenopea, grazie anche all'ausilio della "lingua originale" al posto dell'italiano. Molti gli argomenti affrontati: il tradimento, la superbia del potente, la nobiltà del misero, la mania del lotto, la furbizia ingannatrice, l'influenza della superstizione, la caparbietà delle donne. L'allestimento è arricchito dalle musiche, belle e incisive, avvolgenti e fascinose, del premio Oscar Nicola Piovani e dalla splendida scenografia di Andrea Taddei, che si è rifatto nell'allestimento all'idea di un teatrino tradizionale, con "le quinte di tela pittata e gli elementi sospesi alle corde".

La pièce è supportata da un cast di interpreti bravi nella loro coralità e ella personificazione di una città che resiste a tutto, tra cui spicca Luisa Ranieri - sensuale e verace, per nulla a disagio nel ruolo che fu della Loren (la procace pizzaiola che fa becco il marito) e della Mangano (un'ingenua prostituta che crede nel miracolo di poter cambiare vita sposando un uomo perbene, ma che poi scopre un'umiliante verità ovvero di essere solo un pegno per una colpa da espiare). Con lei è Gianfelice Imparato, grande nel triplice ruolo di Ersilio ( maestro dell'arte di arrangiarsi), Michele ("cornuto e mazziato" dalla moglie e dalla morte) e Saverio ("presepista" che si ribella alle angherie subite da un guappo).

La regia di Armando Pugliese è una chiara dichiarazione d'amore a Napoli e alla sua umanità dolente e magica, a una città in cui "la fortuna non cresce perché nessuno l'ha mai seminata". Ma anche ai napoletani che non si rassegnano mai esattamente come il capitone, che "sa che deve morire, ma non si arrende mai".

Visto al Teatro Manzoni di Milano

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di antonella fassi

(16:40 - 09 mar 2010)



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